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Forchielli: “Milan-SES, ecco la verità. Yonghong Li? Vale 600 milioni”

Silvio Berlusconi e Yonghong Li

Silvio Berlusconi e Yonghong Li (Photo by Xh Sports)

MILAN NEWSAlberto Forchielli, imprenditore ed economista esperto di Cina, è sempre stato dubbioso sulla cessione del club rossonero a Yonghong Li e alla società Sino-Europe Sports.

Il 61enne bolognese, che dirige la Mandarin Capital Partners, è intervenuto ai microfoni di Telelombardia proprio per parlare della vendita del Milan. Queste le sue parole: “Non ho mai pensato che l’operazione avrebbe avuto molto senso. Io parlavo con investitori verso cui si rivolgeva Yonghong Li per raccogliere soldi. Questi mi rivelavano la storia che lui raccontava, di come avrebbe prodotto un utile per loro. Il meccanismo prevedeva la quotazione in Borsa del Milan a Shanghai attraverso un reverse LBO, che però non è facile da fare visto che ci sono controlli pesanti e che si tratta di un club di calcio che perde soldi. Poi con la fama di questo signor Li non era semplice. Dunque ho sempre avuto perplessità su portare a termine l’operazione”.

Forchielli ha spiegato altri dubbi sulla vicenda che ha avuto, inerenti le società che la stampa aveva accostato all’affare: “Altre perplessità derivavano dai nomi delle società parastatali che venivano nominate, visto che è impossibile che queste possano essere autorizzate a investire nel calcio. Per queste operazioni si lascia fare ai privati, non si mettono soldi pubblici. Sapevo che non potevano essere coinvolte certe società”.

L’economista esperto di Cina successivamente ha parlato di Yonghong Li, presidente di Sino-Europe Sports e fautore di questa operazione: “Yonghong Li voleva quotare il Milan e ha promesso ai potenziali investitori che poi sarebbe stato valutato il triplo, però non ha trovato chi gli credesse. Lui è uno che vale 600 milioni. Socialmente non è al top della scala, ma sotto l’aspetto finanziario i soldi li ha. E’ comunque inconcepibile che metta tutti i 600 milioni in una squadra di calcio”.

Forchielli ha spiegato nel dettaglio di che tipo di affare si tratti e cosa sia successo in questi mesi: “Questa operazione non era fatta da una cordata, che prevederebbe che tutti i soggetti si sono messi d’accordo, abbiano versato i soldi e abbiano i loro patti para-sociali. Questa non era una cordata. Yonghong Li e il suo socio sfigato Han Li avevano buoni rapporti col Governo del Fujian e hanno avuto un po’ di supporto lì, riuscendo a portar fuori i primi 100 milioni. Allora il permesso era a livello provinciale, non statale. Fino a 1 miliardo di dollari poteva decidere la provincia. Poi sono andati in fundraising, ma i soldi non glieli hanno dati. Per andare a raccogliere i soldi serve una faccia nota e con certi requisiti. Le persone con cui ho parlato erano perplesse”.

Infine il fondatore del fondo di private equity Mandarin Capital Partners ha così concluso, non mancando di attaccare la stampa italiana per le notizie che ha diffuso: “A gennaio Yonghong Li e Han Li giuravano che avrebbero avuto la caparra indietro, poi non so cosa abbiano fatto gli avvocati e come siano i contratti. A me hanno detto che la caparra è molto blindata. Yonghong Li sta prendendo tempo per capire se può rivendere il Milan e a chi, oltre a parlare con gli avvocati per sapere se potrà riprendersi la caparra. Yonghong Li e le truffe? Si sapeva fin dal primo giorno chi fosse questo… La stampa italiana è monnezza. Roba da andarsi a nascondere quando scrivevano che lo Stato cinese avrebbe comprato il Milan, giornali da chiudere. Quando ho parlato con la CCB (China Construction Bank) e gli ho detto che in Italia parlavano del fatto che garantisse l’operazione Milan, a momenti mi svengono in braccio (ride, ndr)”.

 

Matteo Bellan (segui @TeoBellan su Twitter)