Yonghong Li
Yonghong Li (foto Ansa)

NEWS MILAN – Sta facendo molto discutere in questi giorni l’indagine condotta dal New York Times sulla situazione patrimoniale di Yonghong Li, che non risulterebbe proprietario delle miniere di fosfato che aveva indicato come sue.

In realtà c’è sempre stato un po’ di mistero sulla reale ricchezza di colui che dall’aprile 2017 è diventato proprietario e presidente del Milan. Però va detto che studi legali e banche hanno avuto modo di verificare la consistenza di questo uomo d’affari cinese prima di dare l’ok all’operazione di acquisto del club. Inoltre Yonghong Li ha sempre onorato i suoi impegni finanziari finora.

News Milan, Festa (IS24O) sul patrimonio di Yonghong Li

Carlo Festa de Il Sole 24 Ore ha tirato fuori dal suo libro ‘Berlusclosing’ delle immagini riguardanti i documenti che lo stesso mister Li ha consegnato alle banche cinesi al momento di ottenere i primi finanziamenti necessari. Come si vede le miniere di fosfati fanno capo a una holding, la Lion Asset Management, dove il 75% fa capo a Yonghong Li tramite prestanome. E proprio tramite prestanome l’uomo d’affari avrebbe costituito il suo piccolo impero attorno al Milan.

Quando venne fuori il nome di questo uomo classe 1969, di lui non si sapeva praticamente niente. Anche in Cina era sconosciuto a livello patrimoniale. Negli ambienti finanziari si conoscevano solamente alcune sue operazioni di Borsa con acquisto e rivendita di alcune aziende. Festa spiega che Yonghong Li opera sempre tramite prestanome e non in prima persona nelle società dove era ed è coinvolto come socio. Esse non sono quasi mai riconducibili direttamente a lui. Anche Sino-Europe Sports, veicolo creato per trattare l’acquisto del Milan, ha in Chen Huashan la figura che ne risulta a capo. E così anche in altre realtà societarie.

La stessa holding personale di Yonghong Li, cioe’ la Jie Ande, farebbe capo a un personaggio sconosciuto, cioè un certo Liu Jhinzhong. Questo uomo d’affari cinese, prima di acquistare il Milan, ha sempre utilizzato strutture che potrebbero far pensare a società fiduciarie che schermano gli azionisti. Ciò spiegherebbe perché in Cina lui sia poco conosciuto.

Festa ricorda che il presidente rossonero “era noto soprattutto per alcune operazioni di trading in Borsa. Se si guarda ai suoi raid borsistici, una delle operazioni effettuate nel passato è quella sul gruppo Zhong Fu, poi fallito per l’eccessiva tensione finanziaria, transazione dove era coinvolto il private equity internazionale Cvc. Poi c’e’ un’altra operazione compiuta sul gruppo Duolun, per la quale Yonghong Li ha subito un richiamo e una sanzione dalle autorità di Borsa cinesi per 80mila euro”.

Come ha fatto Yonghong Li ad ottenere fiducia da Fininvest e da Silvio Berlusconi? Non è un magnate, ma un normale uomo d’affari. Inoltre nella documentazione presentata sul suo patrimonio ci sono attività intestate alla moglie, Miss Huang. Mr Li possiede soprattutto partecipazioni in aziende del packaging, ma anche miniere di fosfati e asset nel real estate in alcune grandi città al di là della Grande Muraglia.

Yonghong Li avrebbe il 28% di partecipazione nel New China Building, palazzo avveniristico di 48 piani a Guangzhou valutato circa 1 miliardo di euro. La quota di Li, detenuta tramite una holding creata da Xu Renshuo (presente nel CdA del Milan), varrebbe circa 280 milioni. Il patron rossonero ha poi l’11,39% della Zhuhai Zhongfu Enterprise, una società attiva nel packaging delle bottiglie per Coca Cola e Pepsi e quotata sullo Shenzhen Stock Exchange con una capitalizzazione da 1 miliardo. Le azioni di Li valgono un centinaio di milioni. Inoltre sarebbe suo il 75% delle discusse miniere di fosfati, che generano un giro di affari da 108 milioni. Le quote dell’uomo d’affari cinese varrebbero 65 milioni. Mettendo insieme anche le partecipazioni a nome della moglie in altre società si arriva a circa 504 milioni di euro totali di patrimonio, spiega Festa.

Inoltre viene ricordato che dalla Cina era emersa una truffa da 100 milioni di euro che aveva visto protagonisti Yonghong Li, i due fratelli e il padre. Circa 18mila risparmiatori hanno visto dissolvere il proprio denaro dopo aver creduto alle promesse di guadagni futuri nell’agricoltura sostenibile. Va detto che il presidente del Milan non è stato condannato per questa vicenda.

Festa poi racconta che “il quotidiano di finanza Zhengquanshibao rivela che Li Yonghong probabilmente ha avuto anche una doppia identità nella sua vita imprenditoriale. Un certo Li Bingfeng (in cinese 李秉峰) era infatti il presidente di un’azienda immobiliare, che si chiamava “Dahezhizhou Group”. Ma da alcune ricerche Li Bingfeng non sarebbe mai esistito: anzi, Li Yonghong avrebbe avuto un ruolo fondamentale in Dahezhizhou Group. L’articolo del giornale cinese terminava dicendo che si trattava probabilmente di una doppia identità: infatti sia Yonghong Li sia Li Bingfeng sono nati nel 1969 a Maoming, nella regione del Guangdong. Anche in questo caso, il nuovo proprietario del Milan aveva tuttavia smentito e affermato che si trattava di pure invenzioni della stampa”.

(foto Carlo Festa – Il Sole 24 Ore)

 

Redazione MilanLive.it