Gennaro Gattuso
Gennaro Gattuso (©Getty Images)

MILAN NEWS – Ma quale sfogo sul momento? Il discorso di ieri in conferenza stampa di Gennaro Gattuso è apparso sì duro e nervoso, ma con una lucidità di giudizio eccellente.

Il tecnico del Milan, come riporta la Gazzetta dello Sport, ha messo in scena uno show dettato dal suo carattere mai domo e dalla voglia di riprendersi ciò che contro il Benevento sembra essere sfuggito, come la stima dei tifosi e l’entusiasmo della piazza: “Dopo il Benevento abbiamo toccato il fondo, occorreva assumersi le nostre responsabilità e non era corretto lasciare due giorni liberi alla squadra. Anch’io avevo già pronto un biglietto per la Spagna ma l’ho strappato. Non credo che a mia moglie abbia fatto piacere. A qualche giocatore la decisione è stata bene, ad altri no, ma me ne sbatto. Con la società siamo in contatto quotidiano, era il minimo che anche loro rimanessero qui, anche per far capire le diverse prospettive in base a come chiuderemo la stagione. D’altra parte come mi gioco il posto io, tutti si giocano qualcosa: anche dirigenti e giocatori, perché tutti hanno una responsabilità. Se la squadra non va bene un po’ di responsabilità ce l’ho io, se qualche giocatore rende meno del previsto ce l’ha Mirabelli, se i conti non sono perfetti ce l’ha Fassone”.

Gattuso si è anche detto preoccupato della mancanza di umiltà della squadra: “E’ vero che in Italia siamo la squadra con più partite nelle gambe, ma questa squadra ha fatto risultato quando ha giocato con umiltà. Se iniziamo a pensare che abbiamo vinto sette Champions e siamo in finale di Coppa Italia, e poi ci mancano anima, umiltà e voglia… Il fatto è che tutti questi segnali negativi in allenamento non li ho”.

Il tecnico si schiera anche dalla parte di Massimiliano Mirabelli, il dirigente messo più in discussione di recente: “Chi di dovere l’ha tranquillizzato. Qualche giocatore ha reso al di sotto delle possibilità ma altri sono andati molto bene. Mirabelli ha fatto grandissime cose, non è certo tutto da buttare. Il problema è che finisce la questione Mirabelli e inizia quella sul rifinanziamento, poi finisce il rifinanziamento e ne inizia un’altra e poi un’altra ancora. Io invece voglio solo guardare negli occhi le persone con cui lavoro. Se pensiamo di continuare sempre così, diventa difficile. Io ho il dovere di far parlare il campo e non trovare alibi. Anche perché la squadra è viva”.

Infine una chiusura sul lavoro di squadra, che a tratti sembra mancare quando il suo Milan scende in campo: “Noi siamo forti e con 3-4 scelte giuste possiamo aprire un ciclo importante. Ma intanto deve partire tutto dalla testa. Ora è la mentalità che manca, quindi non voglio sentire parlare di giocatori arrabbiati per il riposo saltato. Era il minimo. Non basta soltanto allenarsi bene, serve capire come stanno i compagni, che momento stanno vivendo, capire se abbiamo gli occhi della tigre. Lavorare tutti insieme: ecco cosa manca”.

 

Keivan Karimi – Redazione MilanLive.it

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