Jesus Suso Spain
Jesus Suso e Jazz Richards (©Getty Images)

MILAN NEWS – Seconda parte dell’intervista rilasciata da Jesus Suso a Marca.com, con lo spagnolo che dopo aver parlato del Milan cinese, di Gattuso e di Maldini, ha affrontato l’argomento nazionale spagnola.

Suso è in grandissima forma, non solo con il Milan. Durante la pausa per le nazionali, ha segnato un gol e servito due assist nella vittoria della sua Spagna contro il Galles a Cardiff: “La Spagna è una delle migliori nazionali al mondo ed essere chiamati è un grande premio. Luis Enrique non mi ha dovuto dare spiegazioni: è una persona seria e diretta e io so cosa devo fare. Fosse per me giocherei tutte le partite. Ho giocato a Cardiff e credo che l’allenatore sia contento perché il livello è sempre alto. Il Suso di Cardiff è quello che aspettava la Spagna? Chi mi conosce sa cosa posso o non posso fare, le mie qualità e i miei difetti. Credo che a Cardiff si sia visto quello che posso dare alla squadra. Notavo che stavo giocando bene. A me piace giocare, qui è più difficile perché il pallone gira rapidamente, ti mettono sempre in buone condizioni, la pressione viene sempre fatta dentro”.

Prossimo impegno della Spagna, lunedì sera contro l’Inghilterra per l’UEFA Nations League: “Ora viene la partita più importante, quella con l’Inghilterra. E’ un avversario molto forte che sa giocare. Ha giocatori giovani che stanno migliorando molto. Ho giocato con molto nella cantera del Liverpool ed è un paese che lavora bene con i giovani. Cosa mi è rimasto degli anni in Inghilterra? Si apprende qualcosa da tutte le parti, lì ho imparato la cultura del calcio. Stare fuori di casa tanto giovani, vivere con un altra lingua, ti aiuta a maturare più velocemente. Un punto per arrivare alle Final Four? Domani è importantissima, la nostra linea è tracciata e se la seguiamo non avremo problemi”. 

Un commento su Luis Enrique e la sua schiettezza: “È un allenatore molto diretto, che sa cosa deve fare e dire. Si impegna molto negli allenamenti e dà opportunità a tutti. Sa trasmettere i suoi concetti ai giocatori in modo che capiamo cosa vuole da noi. Sì, non è stato un giocatore qualunque. Mi ha sorpreso che tatticamente non sia il tipico allenatore spagnolo. Credo che l’esperienza in Italia gli abbia fatto bene, ha quella puntigliosità a livello tattico. Analizza bene e a fondo i rivali per sapere cosa fare”.

Spagnolo nei piedi… e nel cuore: “So giocare a calcio e ogni passo imparo qualcosa. Si nota che sono spagnolo per come gioco e vivo il calcio, nelle cose che faccio. Ho il DNA della nazionale, sono cresciuto qui da bambino e so come si gioca qui. Cresci, migliori, ma questo non si perde mai”. 

 

Giacomo Giuffrida – Redazione MilanLive.it

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