Marco Fassone Massimiliano Mirabelli
Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli (foto acmilan.com)

Massimiliano Mirabelli nella serata di ieri è tornato a parlare, non sottraendosi al confronto dopo l’addio al Milan. L’ex direttore sportivo rossonero ha risposto praticamente a tutte le domande che gli sono state poste nell’intervista concessa a 7 Gold.

Mirabelli ci ha messo la faccia, parlando del lavoro svolto nel corso della sua stagione da dirigente del club di via Aldo Rossi. Ci sono state cose buone e altre negative, però è positivo che abbia voluto rispondere alle domande. In realtà è qualcosa che dovrebbe rientrare abbastanza nella normalità, se non fosse che c’è un Marco Fassone che nel frattempo è sparito. Non si hanno più sue notizie da quando è stato rimosso dal ruolo di amministratore delegato del Milan.

Milan, Mirabelli parla e Fassone si nasconde

Le domande che hanno messo più in “imbarazzo” Mirabelli ieri sera hanno riguardato Yonghong Li, il misterioso uomo d’affari cinese che è stato presidente del Milan per oltre un anno e che poi è praticamente scomparso. La proprietà cinese, rappresentata da lui e da David Han Li, è sparita dopo aver perso il club rossonero a causa dell’ultimo mancato versamento da 32 milioni di euro per l’aumento di capitale. Centinaia di milioni messi tra closing e investimenti, per poi perdere il Milan così, come niente fosse.

Proprio Fassone dovrebbe metterci la faccia e spiegarci qualcosa. Dovrebbe raccontarci per che proprietà ha lavorato nel corso della sua esperienza da amministratore delegato rossonero. In qualche intervista aveva detto che neppure lui sapeva certe cose, però non è credibile che un dirigente lavori per un padrone che non conosce o quasi. Ci sono tante cose che non ha detto e dalle quali sta fuggendo. Forse un giorno troverà il coraggio di parlare. E non è l’unico. Anche Silvio Berlusconi e Fininvest dovrebbero spiegarci come sia stato possibile vendere il glorioso Milan a una proprietà cinese così poco trasparente e che ha perso il club dopo poco più di un anno. Fior fior di advisor e legali si occuparono dell’operazione, eppure…

Forse un giorno scopriremo cosa è successo, ma intanto pensiamo al presente. Per fortuna il capitolo cinese è archiviato, ora c’è una proprietà solida come Elliott e un management di assoluto livello. Se Paolo Maldini deve ancora crescere come dirigente (ma a Milanello già sta facendo effetto la sua presenza e siamo sicuri che farà bene), invece Leonardo e Ivan Gazidis hanno già esperienza. Sicuramente non c’è gente che sparerà cifre a caso su immaginari ricavi ingenti dalla Cina. Battute a parte, sembrano esserci tutti gli ingredienti per sperare di rivedere il Milan ad alti livelli, anche se solamente il tempo ci rivelerà se il progetto sarà vincente o meno. Questi primi mesi del nuovo corso americano sono positivi nel complesso. Poi lo sappiamo che i cavalli vincenti si vedono sempre all’arrivo…

 

Matteo Bellan

 

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