La fine della stagione 2005/2006 fu un po’ scioccante per il Milan, che si ritrovò coinvolto nel noto scandalo Calciopoli e che diede l’addio ad Andriy Shevchenko. Dopo sette stagioni in maglia rossonera e 175 gol (secondo miglior marcatore di sempre del club), il bomber ucraino decise di trasferirsi al Chelsea.

Sostituire adeguatamente un campione non è sempre facile. Ariedo Braida e Adriano Galliani sondarono più piste per rimpiazzare Sheva. Ci furono contatti concreti per Zlatan Ibrahimovic (passato poi dalla Juventus all’Inter), Didier Drogba (rimasto al Chelsea), Ronaldo (arriverà dal Real Madrid solo nel gennaio seguente) e Fernando Torres (trattenuto dall’Atletico Madrid). Sfumate le prime scelte, alla fine il Milan acquistò Ricardo Oliveira dal Betis Siviglia per 17 milioni di euro più il cartellino del centrocampista Johann Vogel. Un’operazione un po’ a sorpresa e che non convinse i tifosi.

Milan, la storia di Ricardo Oliveira

L’attaccante brasiliano non era certamente un top player e sorsero subito i dubbi su questo affare. Subito si pensò che fosse stata una mossa per avvicinare l’approdo futuro di Ronaldinho al Milan, dato che l’agente di Ricardo Oliveira era lo stesso: il fratello di Dinho, Roberto de Assis. E, in effetti, il campione del Barcellona approderà due anni più tardi a Milanello.

Il centravanti classe 1980 era in Europa dal 2003, quando fu il Valencia ad ingaggiarlo. Nella squadra allora allenata da Rafa Benitez mise insieme 9 gol in 30 presenze, vincendo la Liga e la Coppa UEFA. A convincere il club spagnolo ad ingaggiarlo fu la sua ottima stagione precedente nel Santos: con 9 reti fu capocannoniere della Coppa Libertadores 2003. A Valencia rimane solo un anno, visto che nell’estate 2004 il Betis Siviglia lo acquista e lui inizia alla grande: 26 gol in 45 presenze nella prima stagione in Andalusia. Nella seconda comincia bene (7 centri in 15 partite), però in una partita di Champions League contro il Chelsea si scontra con Ricardo Carvalho e subisce un grave infortunio ad un ginocchio.

Ricardo Oliveira rimane fuori diversi mesi e nell’aprile 2006 viene mandato in prestito al San Paolo per consentirgli di riprendere la condizione fisica con tranquillità, senza sostenere i ritmi più pesanti del calcio europeo. Con la maglia della squadra della città in cui è nato realizzata 7 gol in 12 partite, rilanciandosi dopo l’infortunio ma non riuscendo a giocare la finale della Coppa Libertadores perché i termini del prestito erano decorsi. Lui avrebbe voluto rimanere in Brasile, però non gli fu permesso e iniziarono le tensioni con il Betis Siviglia, che lo multò di ben un milione di euro per essersi presentato in ritardo al ritiro della squadra.

Ricardo Oliveira Milan
Ricardo Oliveira (©Getty Images)

Ricardo Oliveira, l’arrivo al Milan tra mille dubbi

Ricardo Oliveira voleva lasciare l’Andalusia e sulle sue tracce si misero più società europee. In particolare il Lione e il Milan. A spuntarla fu il club rossonero, ma dopo una trattativa che fu tutt’altro che semplice con l’allora presidente Manuel Ruiz de Lopera. Adriano Galliani fu aiutato nell’operazione dall’intermediario Ernesto Bronzetti.

Il centravanti brasiliano arrivò così a Milanello al termine della finestra estiva del calciomercato 2006 e garantì che sarebbe stato all’altezza di sostituire un grande campione come Shevchenko. Intervistato da La Gazzetta dello Sport si espresse così: «Mi hanno detto che il numero 7 era libero e io ho detto “lo prendo”. Poi mi hanno spiegato che era quello di Sheva e io ho insistito: “Lo prendo lo stesso, che problema c’è? “. Ho molto rispetto di Shevchenko, che al Milan ha scritto una grande storia, ma io sono qui per scrivere la mia. Io non ho paura di niente. Non ho paura di una maglia. La gente non mi conosce? Meglio che non mi conoscano, e questo vale anche per gli avversari: vedranno dal vivo che giocatore sono. Avrò bisogno di un po’ di tempo per rendere al massimo, ma sono venuto per giocare, per fare gol e per vincere.Col lavoro e lo studio ci riuscirò. Ai tifosi dico che non li deluderò».

Nonostante le promesse fatte, Oliveira finirà per deludere le aspettative. Non si dimostrerà mai all’altezza della maglia rossonera. I tifosi lo criticarono molto e si scagliarono anche contro la società per aver puntato su di lui invece che su un centravanti che desse maggiori garanzie.

L’esordio, il rapimento della sorella e l’addio al Milan

Eppure il debutto ufficiale di Ricardo al Milan fu ottimo. Il 9 settembre 2006 nella partita di campionato contro la Lazio a San Siro segnò nella vittoria 2-1 della squadra di Carlo Ancelotti con un preciso colpo di testa sugli sviluppi di un corner. E andò vicinissimo anche alla doppietta, dopo una bellissima azione personale conclusa però con la parata di Angelo Peruzzi. Sembrava che l’ex centravanti del Betis Siviglia avesse iniziato col piede giusto e che fosse destinato a sorprendere, invece le cose andarono diversamente.

Una vicenda che sicuramente ha compromesso l’avventura di Oliveira in maglia rossonera è sicuramente il sequestro della sorella. Nell’ottobre 2006 Maria de Lourdes fu rapita a San Paolo e la liberazione è avvenuta solamente nel marzo 2007. Un totale di 159 giorni di prigionia, per fortuna senza un epilogo tragico. Non si può certo pensare che in quei mesi difficili Ricardo abbia potuto essere sereno ed esprimersi al meglio al Milan, che in quella stagione arriverà a vincere la Champions League nelle celebre finale di Atene contro il Liverpool.

L’apporto di Oliveira fu limitato, anche perché da gennaio arrivò Ronaldo dal Real Madrid e lo spazio per lui si ridusse ulteriormente. In Serie A segnò altri due gol, contro Udinese e Siena, e due marcature le timbrò in Coppa Italia contro Brescia e Roma. La sua avventura al Milan si concluse con 5 reti in 37 presenze.

Il ritorno in Spagna e il trasferimento negli Emirati Arabi

Nell’estate 2007 il suo addio a Milanello fu scontato. L’attaccante sudamericano fece ritorno in Spagna per vestire la maglia del Real Saragozza, che investì 2 milioni per il prestito oneroso e poteva poi riscattare il cartellino per altri 11 milioni. Nella Liga riprende a segnare con continuità, ma nonostante 18 reti in campionato e altre 4 nelle coppe la squadra non riesce ad evitare la retrocessione. In quel gruppo c’erano anche giocatori come Matuzalem, Andres D’Alessandro, Pablo Aimar e Diego Milito.

Nonostante la discesa in Segunda Division, l’ex Milan rimane al Real Saragozza e nella prima metà di stagione segna 9 gol in 18 presenze. Poi a gennaio arriva la chiamata del Betis Siviglia, che lo riporta in Andalusia e nella serie maggiore. 6 reti in 16 partite, ma altra retrocessione. Il ritorno in Spagna ha comunque fatto bene a Ricardo Oliveira, che viene accostato a club europei importanti e che sembra pronto a prendersi una rivincita dopo la negativa annata in Italia.

Ma un po’ a sorpresa il calciatore preferisce lasciarsi tentare dai milioni che gli vengono offerti dagli Emirati Arabi, precisamente dall’Al-Jazira. Il club dello sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan investe 14 milioni per acquistare il cartellino nell’estate 2009. Al brasiliano un ingaggio importante. Rimane nella squadra di Abu Dhabi fino al gennaio 2014, con in mezzo un breve ritorno in prestito al San Paolo. 92 gol in 119 presenze, vince il campionato e due coppe nazionali, oltre ad essere capocannoniere della Champions League d’Asia nel 2012 e risultando nello stesso anche il miglior straniero del continente.

Oliveira torna in Brasile e si riprende anche la Nazionale

Dopo un’altra esperienza negli Emirati Arabi Uniti con la maglia dell’Al-Wasl, l’attaccante nel 2015 fa ritorno in Brasile. Torna a giocare nel Santos e segna a raffica: 91 gol in 171 presenze nei tre anni con il Peixe. Nel settembre 2015 viene addirittura richiamato dalla nazionale brasiliana, a distanza di otto anni e mezzo dall’ultima volta. Gioca in cinque match di qualificazione ai Mondiali 2018, segnando contro Venezuela e Paraguay. Tuttavia, non riesce a guadagnarsi la convocazione per Russia 2018.

Ricardo Oliveira a fine 2017 non rinnova il contratto con il Santos e si trasferisce all’Atletico Mineiro, dove tuttora gioca e segna. Finora è giunto a 20 reti in 53 presenze. Il 38enne attaccante di San Paolo non intende smettere, ha un contratto fino al 2020. Continua a divertirsi e a segnare in Brasile. In un’intervista fatta qualche mese fa ha ricordato che l’avventura vissuta al Milan si è rivelata comunque positiva per il prosieguo della sua carriera: «Definisco sempre il club rossonero come lo spartiacque del mio percorso da calciatore. È anche merito di quella esperienza se oggi continuo a essere protagonista a 38 anni, con lo stesso impegno, lavoro e spirito di sacrificio di allora. Sono comunque contento di quello che ho fatto e vissuto a Milano. Porterò sempre il Milan nel mio cuore».

 

Matteo Bellan

MilanLive.it è stato selezionato dal nuovo servizio di Google News, se vuoi essere sempre aggiornato dalle nostre ultime notizie seguici qui: MilanLive.it