Sembra la perfetta sceneggiatura di un film. Quello più forte e più amato, nel momento del bisogno, pensa a se stesso e non alla squadra. Allora arriva la grande occasione di quello che manco ti ricordavi fosse in rosa. E gioca, gioca forte. Sorprende e si prende gli applausi meritati.

Invece è accaduto davvero. Il “bullo” è Tiemoué Bakayoko, uno dei migliori di quest’anno – tanto da guadagnarsi un coro tutto per sé; quello brufoloso, basso e poco popolare è José Mauri, praticamente mai utilizzato quest’anno. Sono soltanto sette le presenze dell’italo-argentino; quella di ieri la quinta in Serie A, le altre due in Europa League. Mentre il primo si alzava dalla panchina con la stessa voglia di uno studente interrogato, l’altro si è fatto trovare pronto, senza nemmeno riscaldarsi. Che importa: San Siro con 50mila persone lo aspetta e i compagni hanno bisogno di lui. Sarebbe entrato anche con il ghiaccio nelle scarpe.

Lampi di José Mauri

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José Mauri (©Getty Images)

Entra così velocemente in campo che nemmeno le telecamere riescono ad inquadrarlo. Si piazza lì, davanti alla difesa, dove esprime al meglio le sue qualità. Che non sono eccelse, ma nemmeno troppo lontane dalla media. Ciò che ha colpito subito sono due cose: la voglia e la determinazione, proprio ciò che è mancato a tutto il Milan in quest’ultimo terribile mese. Vede calcio. Ma soprattutto vede Suso oltre Ignazio Abate: non allarga banalmente, ma rischia l’imbucata. E la trova, poi lo spagnolo fa il resto – come non faceva da molto tempo. Ha gestito bene ogni pallone, ne ha recuperati molti altri. Ripetiamo: non è e non può essere lui il salvatore della patria, perché i limiti ci sono. Ma in un contesto così mediocre, forse un po’ di spazio in più lo meriterebbe. Sabato si gioca contro la Fiorentina: José si candida per sostituire Lucas Biglia, ma Bakayoko ha qualche chance. Se fossimo noi a decidere, non avremmo nessun dubbio.

Abate non molla

ignazio abate andrea poli
Ignazio Abate e Andrea Poli in Milan-Bologna (©Getty Images)

Se si potesse dare un tema alla partita di ieri, sarebbe proprio questo: la rivincita dei brutti, sporchi e cattivi. Perché José Mauri non è l’unico ad aver passato una serata da protagonista inaspettato. Cristian Zapata lo stesso, così come Abate. Che però non è più una sorpresa: quest’anno ha giocato sempre partite di spessore. Anche da difensore centrale, a quattro e a tre. Uno che sa cos’è il Milan, nonostante le qualità non siano da Milan. Ma quella maglia l’ha sempre sudata, l’ha meritata. Ed è per questo che avrà sempre grande stima. Dei tifosi, della società e degli addetti ai lavori. Ma cosa hanno in comune questi tre? Il contratto in scadenza a giugno. E tutti e te, a meno di ripensamenti, non rinnoveranno. Le prossime tre sono le ultime in maglia rossonera. Un motivo in più per lasciare di sé un buon ricordo. Da protagonisti.

 

Pasquale La Ragione – Redazione MilanLive.it

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