Home Editoriali Le difficoltà di Piatek, la nove e le assurdità giornalistiche

Le difficoltà di Piatek, la nove e le assurdità giornalistiche

Wan-Bissaka Krzysztof Piatek
Wan-Bissaka e Krzysztof Piatek (©Getty Images)

Secondo il Corriere dello Sport, Krzysztof Piatek contro il Manchester United è imbarazzante. “Meglio rimettersi la numero 19, la 9 porta jella anche a lui“. Ognuno ha il suo pensiero, ci mancherebbe, e va rispettato. E allora proviamo a dire il nostro di pensiero su questo argomento.

Abbiamo citato il Corriere dello Sport perché è solo l’ultimo caso ma non è l’unico. La stagione è iniziata solo da qualche settimana, il Milan ha giocato tre (TRE) amichevoli e già sentiamo parlare di “disgrazia del numero nove”. Sì, perché Piatek, dopo sei mesi con la diciannove, ha deciso di prendere il numero che fu di Pippo Inzaghi, quello della cosiddetta maledizione.

Secondo molti giornalisti, oggi, 4 agosto 2019, la sua stagione è già un fallimento, ancor prima di iniziare. E soprattutto: il “tabù” del numero nove lo ha già colpito. Con rispetto parlando, ci sembra tutto un po’ esagerato. Ma in Italia siamo abituati a ragionare così: troppo bravi a giudicare gli altri, meno noi stessi.

Non ci nascondiamo dietro un dito. In un Milan già molto giampaoliano, Piatek è apparso quello più in ritardo. Il motivo è naturale, comprensibile, e soprattutto non è catastrofico come vogliono farlo passare. Il polacco è un centravanti puro, d’area di rigore. Adesso è chiamato a fare un lavoro diverso: più di raccordo che di sola finalizzazione, più di squadra che individuale.

In questo Milan si attacca e si difende insieme: è un puzzle, ed ogni pezzo deve fare la sua parte. A differenza del pensiero comune, la tecnica di Piatek è già ad un buon livello: ciò che deve imparare a fare è metterla a disposizione dei compagni e del gioco. Ieri ha fatto fatica, anche mentalmente: il vero Kris non avrebbe mai pensato di essere in fuorigioco e sprecare una chance.

La verità è che il polacco ci ha abituato male: 30 gol al primo anno in Serie A è una roba vista poche altre volte in passato. Tre partite senza segnare sono una notizia, questo è vero. Ma ora ha bisogno di tempo per cambiare mentalità e inserirsi in un contesto tattico che ha portato Fabio Quagliarella, a 36 anni, a diventare capocannoniere. Siamo pronti a scommetterci: il Pistolero non si è inceppato, sta solo conservando le cartucce.

Bennacer al Milan: costo, stipendio e durata contratto