Maldini: “Legato al Milan dal 1978. Che ricordi tra Istanbul e Atene”

Paolo Maldini ha rilasciato un’intervista a Sky Sport durante la quale ha parlato del suo rapporto con il Milan e delle ultime due finali di Champions League giocate. 

Paolo Maldini AC Milan
Paolo Maldini (©Getty Images)

Intervista a Paolo Maldini, attuale direttore tecnico del Milan, nonché leggendario ex capitano. Nel corso dell’intervista ha parlato del rapporto tra la sua famiglia e il club rossonero e delle ultime due finali di Champions League giocate.

La dinastia Maldini ha fatto la storia del Milan. Da papà Cesare, con loro in campo il club rossonero ha vinto tutto quel che è attualmente in bacheca: “Ci sono stati pochi anni dal ’54 in poi in cui un Maldini non ha fatto parte del Milan, prima mio papà, poi io e i miei figli. La cosa bella è che al Milan questi ricorsi ogni tanto succedono”.

Sul suo rapporto personale con il Milan: “Il rapporto con questo club è nato nel ’78 e non si è ancora chiuso. Il fatto che almeno un componente della famiglia Maldini sia legato a questo club dagli anni ’50 dice tutto”.

Maldini e la Champions League

Indimenticabile, nella sua sua drammaticità, quel suo gol in finale di Champions League ad Istanbul nel 2005: “Rimane il gol più veloce e bello anche nella sua drammaticità, il calcio è imprevedibile e le cose non sono mai scontate, è anche la bellezza di questo sport. La cosa che fa ridere è che ho giocato 8 finali, ne ho vinte 5 ma questa è quella che viene più ricordata, ha lasciato un segno importante. Eravamo favoriti, abbiamo giocato molto meglio, la partita non ha mai cambiato padrone a livello di gioco, siamo stati pericolosi sempre. Ma quando accetti queste cose dolorose è più facile che tu possa avere altre chances”.

Ma dopo ogni Istanbul, c’è sempre Atene. E nel 2007 il Milan si prese una bella rivincita contro il Liverpool. Il ricordo di Maldini: “Ho preso tanti antidolorifici, mi ricordo pochissimo della partita, l’inizio, i gol di Inzaghi, la fine e un po’ della festa. Quando mi sono operato a tre giorni dalla finale ogni volta che mi svegliavo chiedevo al mister se avessimo vinto o perso”.

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