Home Milan News Galliani: “Con Ibrahimovic-Tevez avremmo vinto ancora. Zlatan porterà positività” 

Galliani: “Con Ibrahimovic-Tevez avremmo vinto ancora. Zlatan porterà positività” 

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:08

Zlatan Ibrahimovic e il ritorno al Milan: parla Adriano Galliani. L’ex Ad rossonero commenta la nuova avventura, svela le vecchie dinamiche e mostra pentimento per quel mancato tandem con Tevez… 

Zlatan Ibrahimovic Adriano Galliani
Zlatan Ibrahimovic Adriano Galliani (Foto dal web)

Alla fine Zlatan Ibrahimovic non è andato al suo Monza, ma esulta comunque Adriano Galliani da eterno e instancabile tifoso rossonero. L’ex Ad del Milan ne ha parlato nel corso di un’intervista per La Gazzetta dello Sport oggi in edicola.

E’ inevitabilmente entusiasta l’ex dirigente milanista: “Zlatan ha una tale forza morale, un carisma, una determinazione per cui sarà sempre decisivo. In trentuno anni di storia rossonera non ho mai visto un giocatore appenderne al muro un altro perché non si impegnava abbastanza. Di liti ne ho viste eccome, ma mai qualcuno appeso al muro, nel senso letterale del termine. Ibra è così e lo farà ancora se vedrà un compagno non allenarsi al massimo. Anzi stavolta sentirà ancora di più questa responsabilità: Zlatan porterà aria pura”. 

Galliani conferma inoltre il reale tentativo per portarlo al Monza: “Verissimo. L’ho chiamato per proporgli un grande percorso insieme. Si è messo a ridere. Poi ha capito che non scherzavo e si è fatto serio : “Ehm, capo…”. Ha declinato l’invito e scelto il Milan, per cui va bene così. Ha scelto una soluzione che mi fa contento allo stesso modo”. 

L’ex amministratore delegato poi racconta l’approdo di Ibra nel 2010: “Parto per Barcellona dove ci sono Zlatan e Raiola ma non Sandro Rosell, il presidente del club. Era a Ibiza in vacanza ma grazie alla nostra grande amicizia lo convinsi a rientrare. Per scaramanzia il rituale fu lo stesso del 2008, quando tornai a Milano con Ronaldinho: partenza dall’aeroporto di Pisa, stesso hotel, stesso ristorante, il Botafumeiro, che ha ancora alla parete la mia foto con Dinho. Ricordo la villa in collina di Ibra dove andai per gli ultimi dettagli. Fu un grande affare: 24 milioni pagabili in 3 anni, l’anno prima il Barça lo aveva acquistato per più del doppio”. 

Poi l’addio amaro dopo appena due anni: “Non fu Ibra a scegliere. Non voleva assolutamente andarsene. Fu ceduto per questioni di bilancio. Ha sempre deciso lui il proprio destino, tranne che in quell’occasione. Insieme fu scudetto il primo anno, l’ultimo del Milan prima della Juve dei record, e Supercoppa nel 2011. L’anno dopo arrivammo secondi, fu l’anno del gol di Muntari non dato in Milan-Juve a febbraio”. 

E pensare che la storia poteva andare diversamente: “Ma prima, nel mercato di gennaio, era tutto fatto per la cessione di Pato al Psg e l’arrivo di Tevez dal City. Un sogno, la coppia Ibra-Tevez. Saltò tutto e chissà cosa poteva essere. Credo che avremmo continuato a vincere, in quel periodo eravamo ancora davanti alla Juve. Cambiò la storia, Milan secondo. Si arriva all’estate 2012, quella dell’addio dei senatori”.

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