Shevchenko: “Kakà impressionante. Istanbul? Non riesco a guardare”

Andriy Shevchenko ha ricordato la sua bella esperienza al Milan, anche se la finale di Champions 2005 contro il Liverpool è un trauma ancora non superato completamente.

Anche Andriy Shevchenko protagonista delle ormai celebri dirette Instagram di Christian Vieri. I due hanno giocato per qualche mese insieme nel Milan durante la stagione 2005/2006 e hanno un buon rapporto.

Bobo è partito complimentandosi per la qualificazione agli Europei dell’Ucraina, della quale l’ex compagno è commissario tecnico: «È stata una cosa molto bella – spiega Sheva – un’esperienza incredibile. Aver vinto in casa nostra la partita decisiva contro il Portogallo è stata una grande emozione. Abbiamo fatto una grande qualificazione, abbiamo creato una bella atmosfera e un buon gioco. Siamo riusciti a trasmettere una mentalità vincente ai ragazzi, riuscendo a fargli credere che possono giocare alla pari contro grandi campioni. Abbiamo proposto un gioco più collettivo e intelligente rispetto a quello praticato in passato dall’Ucraina. C’è stato un grande lavoro da parte di tutti».

L’ex bomber del Milan ha risposto anche sulla mancanza del calcio giocato, lasciato al termine dell’Europeo 2012: «Non mi è passata subito. Dopo aver smesso ho provato a fare qualcosa di diverso. Ho terminato gli studi per prendere tutti i patentini prima di allenare. Mi sono divertito a giocare con i miei ex compagni delle partite di esibizione. Quando ho iniziato ad allenare ho partecipato anche a delle partitine. In Nazionale c’è poco tempo per lavorare, ma provo comunque a divertirmi coi ragazzi».

Tornando indietro andrebbe al Chelsea oppure rimarrebbe al Milan? Ha risposto così: «L’esperienza è stata difficile, ma comunque mi ha aiutato. Nella vita non tutte le cose vanno sempre bene. Lì ho avuto difficoltà, però ne sono uscito bene. Andare a Londra è stato un cambiamento di vita. Il Milan è stata la squadra migliore nella mia carriera, è dentro nel mio cuore per sempre e anche l’Italia. I miei anni migliori della carriera sono stati in maglia rossonera. Quando sono tornato in Ucraina ho ritrovato motivazioni nella Dinamo Kiev. Volevo finire bene e ho avuto l’opportunità. Nel 2012 c’era l’Europeo in Ucraina e ci tenevo a giocarlo. Ho preso dei rischi, a 36 anni non era facile giocare una competizione così importante e alla fine è stata una bella esperienza. Ho chiuso la carriera in alto, questo era fondamentale e che mi ha riscattato di alcune stagioni difficili».

Vieri gli chiede della tragica finale di Champions League 2005 persa contro il Liverpool a Istanbul. Il CT ucraino replica: «Mesi fa la UEFA ha pubblicato su Instagram la parata di Dudek su di me. Io ancora non riesco a guardare. Quando appaiono queste foto cambio subito, butto il telefono e dico basta (ride, ndr). Non c’è un campione che non ha avuto almeno una delusione. Siamo umani, arrivano momenti difficili e serve la forza per rialzarsi e andare avanti. Vittoria nel 2007? Senza di me (ride, ndr)…».

Ha condiviso quella delusione con Hernan Crespo, che segnò due gol nella finalissima con i Reds: «Bravissima persona e grande calciatore. Aveva una classe pazzesca e l’intelligenza di capire i tuoi movimenti. Poteva giocare con qualsiasi partner d’attacco, sapeva adattarsi bene a chiunque. Una volta c’erano tanti campioni in ogni squadra in Serie A».

Elogi per Ricardo Kakà: «Al Milan quello che mi ha impressionato di più è stato Ricky Kakà. Dal primo allenamento in cui l’ho visto ho pensato che era impossibile… Era giovanissimo, ma si è inserito bene subito e ogni cosa che faceva in campo era perfetto. Quando portava palla tu attaccante sapevi già cosa avrebbe fatto».

Shevchenko ha ricordato il Pallone d’Oro vinto nel 2004: «Fu un anno perfetto. La vetrina del Milan era importante, tra Serie A e Champions League. Mi mancava il supporto della nazionale e con l’Ucraina in quel momento le cose andavano bene. Avevo parlato coi ragazzi dicendogli che dovevamo credere che sarebbe stato il nostro anno. Avevamo una squadra pronta per qualificarsi e chiudemmo primi il girone. Ciò mi aiuto per vincere il Pallone d’Oro».

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