Maldini: “Dirigente solo al Milan. Ripresa Serie A? Proviamoci”

Paolo Maldini ha le idee chiare sul proprio futuro, farà il dirigente solamente nel Milan. Per quanto riguarda il campionato, ritiene giusto tentare di riprendere.

Paolo Maldini Milan
Paolo Maldini (foto AC Milan)

Paolo Maldini è stato protagonista di una diretta Instagram insieme all’ex compagno di squadra Filippo Inzaghi. L’attuale direttore tecnico del Milan ha risposto a più domande.

Innanzitutto, si è espresso sulla ripresa della stagione sportiva dopo l’emergenza coronavirus tuttora in corso. Da ieri i rossoneri sono tornati a lavoro a Milanello, ma non tutti: “La squadra ha ripreso – spiega – ma c’è da stare attenti. I ragazzi non ce la facevano più a casa e noi nemmeno. Abbiamo chiuso le parti comuni di Milanello, erano divisi quattro per ogni campo e in dodici riesci a lavorare bene lo stesso. C’è tanta incertezza, tutto dipenderà da quello che deciderà la Serie A. Noi dobbiamo provarci ad andare in campo, sarebbe un disastro sotto tutti i punti di vista, in primis quello economico. Bisogna provarci. La Francia, secondo me, ha sbagliato ma noi accetteremo quello che sarà il verdetto del governo”.

Maldini ha anche risposto in merito alla salute dei suoi figli, dato che Daniel aveva avuto il Covid-19: “Stanno bene. Daniel è abbastanza forte e non ha avuto grossi problemi”.

La leggenda del Milan ha spiegato come vive la sua esperienza da dirigente, iniziata nell’estate 2018: “Da calciatore hai altre armi. L’impegno in campo, l’essere sempre a disposizione, puntuale e preciso. Da dirigente devi conquistarti tutto, sei meno credibile di quando dai l’esempio in campo. Sono ere diverse, la storia conta e sono sicuro che farò il dirigente solo al Milan. Non lo farò da nessun’altra parte”.

Maldini ha raccontato che non ha mai pensato di fare l’allenatore, come invece suo padre Cesare e altri ex compagni come lo stesso Inzaghi: “Sapevo bene che non volevo farlo. Ho visto la vita che faceva mio papà, i capelli di tanti compagni che sono cambiati. Alla fine della mia carriera e iniziare a fare le valige e rimetterti in gioco, partire. Non avevo voglia, anche se chi ha avuto esperienze con grandi allenatori ha le conoscenze per fare quel lavoro. Poi ci devi mettere del tuo. La cosa bella del fare il dirigente è che capisci, a distanza di tempo, quello che è stato fatto dai tuoi dirigenti ai tempi in cui giocavi”.

Infine Paolo ha espresso parole di elogio nei confronti di Carlo Ancelotti, che al Milan è stato prima suo compagno e poi suo allenatore: “Il suo gruppo del Milan e della Roma dove ha giocato, si è creato così. Se hai avuto certe esperienze, devi portarle quando sei in panchina. Poi c’era un gruppo maturo e c’era un principio che ci univa tutti, che era quello di responsabilità e volevamo fare qualcosa di straordinario. Non si può vivere la vita da calciatore pensando che sia un lavoro ordinario. Solo se punti al massimo, puoi arrivare al top. Se non vuoi migliorare te stesso, non arrivi a certi livelli. Non è facile creare una simbiosi tra società, allenatore, tifosi e giocatori”.

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