PIU’ ROSSO CHE NERO – Chapeau Pioli, dignità enorme

E’ Stefano Pioli il vero e grande protagonista di Lazio-Milan 0-3. La vittoria dell’Olimpico, infatti, è frutto soprattutto di un capolavoro tattico e motivazionale del tecnico rossonero. 

Pioli lazio Milan
Stefano Pioli (©Getty Images)

Diciamoci la verità: qualcuno avrebbe ormai mollato da un pezzo. Qualcun altro si sarebbe addirittura dimesso. Invece lui non solo non ci pensa nemmeno, ma anzi rilancia di volta in volta. Più sembra spacciato, più Stefano Pioli estrae un coniglio dal cilindro. E lo fa con tutta la serenità e pacatezza che lo contraddistingue.

Un terribile gioco di nervi che non sembra scalfirlo. Testa bassa e pedalare, è questo quel che conta. Poche chiacchiere e tanti fatti, entrando nella testa ma anche nei cuori dei giocatori. Perché c’è un saldo legale tra tecnico e squadra. Solo questo spiega un rendimento in crescendo man mano che ci si avvicina a quella famosa rivoluzione di cui ormai tutti sanno.

Se non ci fosse un’alchimia umana, un feeling, la compagine avrebbe smesso di seguirlo da un pezzo. Del resto il tutto è accaduto davanti agli occhi di tutti: Zvonimir Boban che sbotta per la scelta di un altro allenatore, il licenziamento del dirigente e le voci sempre più insistenti di Ralf Rangnick.

Pioli è stato delegittimato ancor prima che la stagione finisse. Anzi: appena questa iniziasse. Del resto i primi contatti risalgono ad ottobre, e il 54enne emiliano ha dovuto convivere con l’ombra tedesca praticamente dal suo arrivo in poi. Molti giocatori, conoscendo un destino ormai scritto, avrebbero gettato la spugna. Il tecnico, dopo tutto ciò, avrebbe potuto perdere forza e credibilità davanti al suo spogliatoio e invece non è successo.

E se ieri è andata in scena la miglior prestazione della stagione per maturità, mentalità e gestione, non è avvenuto di certo per caso. La vittoria, piuttosto, è stato il capolavoro di Pioli. Giunta tra l’altro proprio nel giorno in cui si vociferava di un possibile esonero con Ralf Rangnick pronto a entrare subito.

La scelta di puntare subito su Ibra per dare la scossa e approcciare nel migliore dei modi alla gara, il modo in cui la squadra ha tenuto bene il campo e la convinzione con cui i rossoneri attaccavano. Non è affatto scontato credere di poter vincere all’Olimpico. Non in questo periodo e soprattutto dopo il passo falso di Ferrara.

E invece il suo Milan fa proprio questo: scende in campo contro una contendente per lo scudetto e la sfida a viso aperto, travolgendola addirittura. Calhanoglu, Ibrahimovic e poi Rebic. Una prestazione titanica frutto di una preparazione tattica importante, ma anche di una convinzione e di una serenità che il tecnico è stato capace di trasmettere anche dopo mercoledì. Un siluro, volendo, dritto dritto nella sede di Elliott.

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