L’Italia rischia esclusione dalle Olimpiadi di Tokyo, il motivo

L’Italia rischia l’esclusione dalle Olimpiadi di Tokyo. C’è bisogno di un provvedimento di urgenza per evitare un epilogo drammatico 

Malagò Presidente Coni
Giovanni Malagò (Getty Images)

Altroché Italia-Svezia e l’eliminazione dai Mondiali di Russia 2018. L’Italia dello Sport rischia un’altra disfatta pesantissima ovvero l’esclusione dai Giochi Olimpici di Tokyo in programma, pandemia da Covid permettendo, la prossima estate. Esclusione che, qualora dovesse concretizzarsi, permetterà agli atleti azzurri di partecipare alle competizioni che assegnano le medaglie ma senza bandiera tricolore o inno di rappresentanza.

E’ una corsa contro il tempo quella necessaria per evitare la paventata sospensione del CONI da parte del CIO, provvedimento che renderebbe, di fatto, l’Italia una nazione indipendente ai Giochi. Il Comitato Olimpico Internazionale contesta Coni la creazione della società Sport e Salute (ex Coni Servizi) avvenuta nel 2018 nell’ambito della riforma dello Sport, la cui operatività è vincolata all’azione di Governo che può pertanto decidere in materia di Sport. La carta olimpica del CIO impone però agli stati membri la completa autonomia del Comitato Olimpico Nazionale, al momento,  non del tutto garantita in Italia a causa dell’anomali rappresentata da Sport e Salute


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L’allarme di Malagò

La decisione del CIO sul CONI è attesa nei prossimi giorni forse già mercoledì 27 gennaio. Notevole la preoccupazione del presidente Malagò che in audizione alle Commissioni Lavoro e Cultura alla Camera. Per evitare il verdetto del CIO c’è bisogno urgentemente di un provvedimento tampone (può arrivare anche l’eventuale sospensione) che ponga fine alla contestazione in essere ed eviti quella che potrebbe diventare, a tutti gli effetti, una disfatta planetaria.

Sportivamente parlando siamo in una situazione drammatica – spiega Malagò – Il Coni deve essere libero di autodeterminarsi e non può essere subordinato a una società governativa (..) La situazione però si può risolvere con un provvedimento tampone del Governo che possa fermare qualsiasi deliberazione del CIO. Serve mettere una pezza poi avremo il tempo per mettere i puntini sulle I

Una prospettiva quella auspicata da Malagò che va, tuttavia, a scontrarsi con la concomitante crisi di Governo. Stando a quanto riportato dall’Ansa, il Premier Conte dovrebbe dimettersi, martedì 26 gennaio, nel prossimo Consiglio dei Ministri.