Seedorf: “Milan già da scudetto. Ibra-Lukaku? Spero abbiano riflettuto”

Le parole del doppio ex Clarence Seedorf, calciatore che in carriera ha però vinto più con il Milan che con l’Inter.

Seedorf doppio ex
Clarence Seedorf (©Getty Images)

Oggi la Gazzetta dello Sport ha raccolto le dichiarazioni di Clarence Seedorf, ex centrocampista e attuale allenatore olandese.

Seedorf è un doppio ex del derby di Milano: in carriera ha indossato la maglia prima dell’Inter, poi quella del Milan con cui inevitabilmente è rimasto più legato.

Ovviamente il match di oggi a San Siro è l’argomento principale della discussione: “Il derby è sempre il derby – ha ammesso Seedorf – Non è cambiato rispetto ai miei tempi, cambia solo nella concezione dei tifosi che ci tengono molto”.

Come si vince un derby? “Magari lo decide un episodio, ma i derby si vincono con l’equilibrio emozionale, con il coraggio e la personalità che servono per imporre il proprio gioco e la propria strategia. E godendosi una partita così, essendo felici di giocarla”.


Leggi anche:


Seedorf e il rimpianto Milan: “Sbagliai ad arrivare prima”

Non solo derby. Seedorf è stato interpellato dalla Gazzetta anche sul momento del Milan: “Esagerato considerarlo da Scudetto? Non direi, il Milan deve pensare sempre di essere da Scudetto. All’estero vedo squadre come Atletico o Leicester in corsa per il titolo. Figuriamoci se non può esserlo il Milan”.

La sconfitta di La Spezia pesa: “Il Milan ha trovato dei suoi equilibri, non credo ci sia da preoccuparsi troppo. Però è importante leggere i motivi di quella sconfitta, e questo possono farlo solo loro. Giocare subito una gara come un derby è quasi meglio. Stanchezza dopo Belgrado? Le energie per un derby si trovano sempre”.

Sullo scontro Ibra-Lukaku: “Spero abbiano riflettuto dopo il brutto episodio dell’ultimo derby. Sono due campioni, due simboli per il calcio. Hanno la responsabilità di promuovere questo sport nel miglior modo possibile”.

Sul rendimento di Tonali, spesso criticato: “Forse si sono scatenate troppe aspettative e pressioni, una combinazione che non fa mai bene. E’ giovane, gli serve tempo anche per trovare equilibrio mentale”.

Sul progetto Milan: “Mi piace perché è ambizioso e concreto. Poi c’è Maldini: la garanzia del dna Milan, che non si può trasmettere se non lo conosci e non lo hai dentro. Per com’è ambizioso, Paolo non starà molto tempo a parlare di quarto posto”

Infine sui rimpianti della sua carriera: “Forse rimpiango di essere arrivato troppo presto al Milan. Avevo un contratto da allenatore a giugno e invece accettai di arrivare prima. Non mi hanno fatto continuare dopo sei mesi in panchina”.