Focolaio a Coverciano, ecco come si è sviluppato

La Federcalcio avrebbe individuato il motivo per cui sia scoppiato il focolaio Covid durante le ultime gare della Nazionale maggiore.

De Rossi
De Rossi a Coverciano (©Getty Images)

Fa molto discutere la serie di contagi, anche sintomatici, al Covid-19 che si è sviluppata nel gruppo della Nazionale italiana. Un vero e proprio disastro, che ha coinvolto ben otto calciatori azzurri e diversi elementi tra gruppo-squadra e dirigenza.

Il caso più eclatante riguarda Daniele De Rossi. L’ex capitano della Roma, per la prima volta aggregatosi allo staff di Roberto Mancini, è persino finito in ospedale. Ricoverato allo Spallanzani per polmonite bilaterale, De Rossi è comunque in discrete condizioni.

La Federcalcio ha indagato sul motivo di questo focolaio così dispersivo e, secondo gli aggiornamenti del Corriere dello Sport, avrebbe trovato la causa di questa espansione così massimale e rapida del virus all’interno della squadra italiana.


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Il cluster azzurro sarebbe stato causato da disattenzioni e protocolli non rispettati al 100%. Non tanto dai calciatori e dallo staff tecnico di Mancini, bensì da alcuni dirigenti che hanno accompagnato la nazionale sia a Coverciano sia nella prima gara di marzo, quella contro l’Irlanda del Nord a Parma.

Distrazioni e poca attenzione che hanno portato infatti al primo caso sintomatico di contagio al Covid già a margine del suddetto match. Il primo ad essere colpito è stato un membro della dirigenza federale, che è stato a contatto in quei giorni col resto del gruppo.

Via via si è scatenato il focolaio, che ha avuto i riscontri definitivi dopo la trasferta dell’Italia in casa della Lituania il 31 marzo scorso. Di ritorno dal paese baltico, sono arrivati responsi di tampone positivo per Bonucci, Verratti, Florenzi, Cragno e gli altri, fino ad arrivare al caso sintomatico di De Rossi.

Un vero e proprio errore marchiano. Soprattutto se si pensa che la Nazionale maggiore nel 2020 ha giocato ben 8 partite di cui 3 all’estero. In quel caso però gli azzurri avevano rispettato al massimo i protocolli, visto che non erano spuntati casi di positività in nessun membro della selezione.