Braida: “Gigio, resta al Milan! Ritorno? Nessuno mi ha chiamato”

Ariedo Braida è stato intervistato ai microfoni di QS. Oltre a parlare della Cremonese, molto importanti sono stati i differenti focus sul Milan 

Ariedo Braida
Ariedo Braida (©Getty Images)

Non possiamo negare che Ariedo Braida fa parte della bella e grande storia del Milan. I suoi lunghi anni passati nella dirigenza rossonera hanno contributo e non poco ai tanti successi della squadra. Seppur l’Ariedo calciatore non abbia mai giocato in rossonero, noi tutti sappiamo quanto sia stato importante nella gestione del club.

Ha passato ben sedici anni (1986-2002) a svolgere il ruolo di direttore generale, per poi ricoprirne uno più prestigioso nei restanti undici (2002-2013): quello di direttore sportivo. Adesso, Braida è nuovamente un direttore generale, ma stavolta delle Cremonese, squadra che milita in Serie B. Ricopre l’incarico dal 2020, ma aspetta nuovamente la chiamata del Milan?

Ariedo Braida è stato intervistato ai microfoni di QS, e si è soffermato a parlare con particolare riguarda del club rossonero.


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Braida a QS: “Il Milan non mi ha mai chiamato”

Ai microfoni di QS, Ariedo Braida ha parlato proprio della possibilità di ritornare a far parte della dirigenza rossonera. Le sue parole sono state chiarissime:

Ho ricevuto tante chiamate da società italiane e  tre da club stranieri. Dal Milan non ho ricevuto nessuna chiamata, è questa la verità”.

Ariedo non poteva non soffermarsi sul tema attuale e caldissimo in ottica rossonera: il rinnovo di Gigio Donnarumma. Braida al riguardo ha detto:

Se mi dici Donnarumma penso al Milan, perchè il Milan è il Milan. Io mi auguri che lui rimanga perché è tra i primi 3 portieri più forti al mondo. Per quanto riguarda Raiola lui fa il suo lavoro. Se hai una Ferrari o una 500 è completamente  diverso. Lui è molto bravo nel suo lavoro e ha i giocatori migliori, in più è abile nelle trattative”.

Infine l’ex ds del Milan ha fatto una considerazione molto dettagliata su Zlatan Ibrahimovic:

Nessuna sorpresa Ibra, è semplicemente un campione. In campo è giusto che vadano quelli più bravi. Si dice sempre che si deve dare spazio ai giovani, ma il lato anagrafico non è indice di bravura. È forte chi gioca bene, non chi è più ragazzo. Al Bayern per esempio Jamal Musiala gioca perché è bravo, non perchè è più giovane. Donnarumma a che età ha giocato ha esordito? Era già forte. Ibrahimovic ha 39 anni? Sì, ma gioca sempre perché è ancora il più bravo”.