Gazidis: “La gente è orgogliosa di essere milanista. Pioli il nostro leader”

Le dichiarazioni dell’a.d. milanista Ivan Gazidis, che ha spiegato i punti salienti del progetto tecnico-economico del Milan.

Gazidis Ivan
Ivan Gazidis (foto AC Milan)

Torna a parlare Ivan Gazidis. L’amministratore delegato del Milan si sta curando da una rognosa malattia, ma dimostra di essere in buona forma, sempre sul pezzo per quanto riguarda il proprio impegno nel club rossonero nonostante la distanza.

Il settimanale Sette ha pubblicato oggi l’intervista concessa da Gazidis, nella quale il dirigente sudafricano ha esposto i punti chiave del progetto Milan, partendo dalla sua esperienza come manager prima nella MLS americana e poi nell’Arsenal.

Proprio il lavoro in Premier League è la base su cui ripartire per Gazidis: “In Premier abbiamo rinnovato il percorso di sviluppo dei calciatori inglesi. All’Arsenal è stato investito tanto denaro in un programma dai 9 ai 16 anni: abbiamo scelto uno staff totalmente internazionale. I giocatori che all’epoca avevano 12 anni, ora sono i nazionali, come Saka, Sancho, ecc… La filosofia era quella non di proteggerli dalla competizione, al contrario di esporli, con l’obbligo di rispettare certi standard, così i giocatori inglesi dovevano essere all’altezza. Credo che il calcio italiano sia un po’ conservatore, deve guardare non solo avanti ma anche fuori, ci sono idee interessanti in giro. Però qualcosa sta cambiando, la Nazionale lo dimostra”.


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Le condizioni di Gazidis: “Sto bene, le terapie stanno funzionando”

Gazidis si è poi spostato sul Milan di oggi: “Do molto credito alla leadership di Pioli, è un tecnico curioso. Guarda come si evolve il calcio ma pensa soprattutto alle qualità dei propri calciatori. Ho letto un libro molto interessante, The captain class, parla del tiro alla fune:quando una persona tira contro un’altra sviluppa una certa forza, quando ci sono otto persone da una parte e otto dall’altra scopriamo che il singolo ce ne mette di meno. Perché in un angolo del cervello pensa che qualcun altro si farà carico della sua responsabilità. Così anche nel Milan, c’è chi spinge di più gli altri come Ibrahimovic o Kjaer, in un certo modo anche Kessie e Bennacer“.

Sulle aspettative del Milan: “Puntiamo in alto, ma non si tratta solo di arrivare primi o quinti. Serve creare fiducia intorno al club, un senso di appartenenza. Siamo stati tra i pochi a poter investire denaro in estate. La gente sta tornando ad essere orgogliosa di essere milanista. Conta lavorare per costruire tutto questo”.

Sul progetto Stadio: “Bisogna farlo il prima possibile, noi siamo pronti. Diventa un elemento determinante per noi e per la città di Milano. In questo modo non si avrà solo un impianto di livello, ma due squadre di grande calibro internazionale. Inoltre a Milano la gente verrà per vedere il Duomo e anche il nuovo stadio!”

Infine un punto sulle sue condizioni di salute: “Sono molto impegnato tra lavoro e terapie, ma mi sento bene, sembra che stia funzionando. Seguo sempre il Milan, mi sono sentito come fossi in curva a San Siro. Sono rimasto colpito dall’affetto dei tifosi nei miei confronti, ora capisco cosa provano i calciatori quando sentono la spinta dei tifosi”.