Giroud, l’aneddoto su un tatuaggio: “Mi ha ispirato Beckham” – VIDEO

Nella nuova puntata di Under My Skin, l’AC Milan ha intervistato Giroud per far sì che il francese raccontasse qualche aneddoto sui suoi tatuaggi

Olivier Giroud sta vivendo un buon momento di forma. Solo poche settimane fa ha messo a segno quattro gol in pochi giorni, grazie alle doppiette con l’Inter in campionato e contro la Lazio in Coppa Italia. Il francese è costretto agli straordinari a causa dell’assenza lì davanti di Zlatan Ibrahimovic.

Beckham e Giroud
Beckham e Giroud (©LaPresse)

L’attaccante rossonero, con la sua esperienza, si sta rivelando molto importante per il Milan. Pioli ha affidato a lui le chiavi dell’attacco, soprattutto in un momento in cui le punte rossonere sono fuori dai radar. Parliamo di Ibrahimovic, alle prese con il solito problema al tendine d’achille, ma anche di Marko Lazetic, ancora non al meglio dal punto di vista fisico. Ante Rebic, che si può adattare benissimo nel ruolo di centravanti, non sembra ancora avere quella lucidità necessaria per giocare lì davanti nonostante il gol arrivato nell’ultimo turno contro la Salernitana.

Giroud si è preso in mano il Milan. Tanto lavoro sporco per lui, costretto a lottare in continuazione con i centrali delle difese avversarie e la maggior parte delle volte spalle alla porta. Fondamentale è il suo gioco di sponda, specialmente di testa, che permette alla squadra di prendere metri e avanzare il baricentro. Nei momenti di difficoltà i difensori spazzano la palla alla ricerca proprio di Olivier. Ma adesso vogliamo parlare di un aspetto extracalcistico che riguarda il francese, vale a dire i suoi tatuaggi.


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Il francese ha parlato ai canali ufficiali rossoneri, spiegando il significato dei tatuaggi. Ognuno rappresenta qualcosa: “Vero, tranne uno. A 20 anni volevo fare come tutti gli altri giocatori, e nel sud della Francia era una cosa comune avere un tatuaggio. Il primo l’ho fatto sul polpaccio, in modo tale da non farlo vedere quando giocavo alzandomi i calzettoni. Ero giovane, ma volevo fare l’adulto. Il secondo ha un significato ben preciso ed importante. Rappresenta la Bibbia, ho chiesto il permesso a mia madre. Siamo cristiani e lei mi aveva detto che potevo farlo. Da piccolo andavo sempre in Chiesa e mi sono interessato alla vita di Cristo. Mi sento un figlio di Dio“.

L’ispirazione presa da Beckham e dal… rugby: “L’ultimo è sulla mia schiena, l’ho fatto cinque anni fa dopo averlo visto sul corpo di David Beckham. Poi sul braccio ho un maori che avevo visto dai giocatori di rugby. Ogni simbolo ha un proprio significato. La parte più dolorosa? Sul gomito. Quando vuoi fare un tatuaggio, poi hai voglia di farne subito un altro. Io ne ho fatti 4 in un paio di anni, ma la cosa migliore è che ho capito ad un certo punto di fermarmi. Gli ultimi due probabilmente saranno i nomi degli ultimi due miei figli, che andrò ad aggiungere penso nella zona dove ci sono già quelli dei primi due, Jade ed Evan. Non so se farli sugli addominali, è sempre importante pensare al futuro, magari quando lascio il calcio prendo peso… Date importanti? No, bastano i trofei che ho casa”.