Ibrahimovic, l’età è un peso ma c’è una soluzione: “Deve autogestirsi e collaborare”

Zlatan Ibrahimovic deve fare i conti con i suoi 40 anni. Il medico dello Sport Casalini ha spiegato alla Gazzetta come si può gestire un’atleta dell’età dello svedese…

Zlatan Ibrahimovic ha dato indubbiamente una grossa mano al “nuovo” Milan di Stefano Pioli. Dal suo arrivo a Milanello i risultati della squadra sono stati una grande ascesa. Ed oggi, ma già nella scorsa stagione, il Diavolo è tornato ad essere protagonista del calcio italiano.

Zlatan Ibrahimovic
Zlatan Ibrahimovic (©LaPresse)

Ibra ha contribuito sia sul campo che fuori. Si è caricato la squadra sulle spalle segnando gol, contribuendo alle tante manovre offensive dei compagni. Gli stessi compagni, soprattutto i più giovani, che ha guidato e spronato sino a far emergere il loro grande potenziale.

Zlatan è stato ed è ancora oggi leader carismatico di questo gruppo che sta stupendo la maggioranza della critica sportiva. In queste due stagioni e mezzo, però, c’è stato un grosso neo a macchiare l’esperienza dello svedese in rossonero. E certamente parliamo dei tanti infortuni. Ibrahimovic ha oggi 40 anni; 38 quando è arrivato al Milan.

Nel tempo, il fisico lo ha spesso tradito, costringendolo ai box per diversi periodi. Un pò quanto sta accadendo proprio adesso. Ibrahimovic non mette piede sul campo dal 23 gennaio, giornata in cui si è disputata Milan-Juventus. Un problema al tendine acchilleo del piede destro lo ha costretto fuori dal campo, e la data del suo rientro è ancora sconosciuta.

L’attaccante pare si sia posto l’obiettivo di tornare in campo l’1 marzo, giorno in cui il Milan incontrerà l’Inter nella semifinale d’andata di Coppa Italia. Ma non vi è alcuna certezza al momento. La notizia positiva è che a breve tornerà ad allenarsi sul campo e insieme al gruppo, ma venerdì mancherà sicuramente all’appuntamento contro l’Udinese.


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Molti si chiedono se questo Ibrahimovic, così fragile, quasi di “cristallo”, possa continuare ad essere utile a questo Milan di qui sino alla prossima stagione. Prima o poi arriverà il momento di appendere gli scarpini al chiodo, ma lo svedese ha tutte le intenzioni di continuare almeno per un altro anno. I tifosi sono divisi a metà tra chi vuole che Zlatan continui a giocare in rossonero, e che invece pensa che la sua presenza possa essere un enorme zavorra.

Magari, semplicemente, si potrebbe trovare una via di mezzo, e quindi comprendere che a 40 anni un’atleta, se gestito, può continuare a dare il suo contributo. A dare una spiegazione oculata della questione è Daniele Casalini, medico dello sport con una vasta esperienza in traumatologia e ortopedia, oggi consulente dell’Olimpia Milano basket e che in passato ha collaborato con Inter e Manchester City.

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, Casalini ha spiegato qual è il miglior modo per gestire un atleta di 40 anni, permettendogli di contribuire ancora ai successi di squadra. Questo un estratto delle sue parole per la rosea:

È evidente che il corpo di un quarantenne non funziona come quello di un ventenne. Al di là del mix di forza e propriocettività che si sceglie, un punto chiave è unire la capacità di autogestirsi alla fiducia nella struttura che hai intorno. Come fa l’Olimpia con Datome e Melli, così si comportano i club calcistici con stelle come Zlatan: costruiscono un supporto di specialisti intorno al campione e personalizzano sedute e carichi di lavoro quando necessario. Infine, ci deve essere la lucidità di capire quanto giocare, selezionando gli impegni: il calcio è cambiato, ma un ruolo “alla Altafini di fine carriera” può ancora essere importante, se significa prolungare l’attività agonistica di un fuoriclasse

 

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