Keisuke Honda (Getty Images)
Keisuke Honda (Getty Images)

Nella serata di ieri ennesima prova incolore del numero 10 rossonero schierato nuovamente titolare da Sinisa Mihajlovic; Keisuke Honda ha stentato a dettare i tempi di gioco in fase di costruzione e finalizzazione della manovra e sono apparse ancora in ombra le millantate doti tecniche del trequartista giapponese. Poche settimane fa il samurai del Milan aveva lamentato ai microfoni dei media nipponici uno scarsa considerazione da parte del proprio allenatore; dopo la serata di ieri, e le oramai numerose occasioni sprecate da Honda, sorge quantomeno spontaneo un dubbio: che il tecnico serbo si riferisse anche a lui quando al termine del match ha dichiarato di aver ottenuto le risposte che cercava? Schierare una formazione completamente rivisitata rispetto a quella che sabato sera è uscita vittoriosa per 4-1 dalla sfida con la Sampdoria potrebbe essere stato un segnale forte che l’allenatore ha voluto mandare a tutti coloro che nel recente passato hanno “alzato la voce” riguardo al proprio scarso utilizzo in campionato.

Segnali di insofferenza da parte di Mihajlovic furono già lanciati al termine dell’amichevole del 3 settembre contro il Mantova, vinta 3-2 dai rossoneri: “Chi non gioca in campionato non si lamenti: queste occasioni bisogna sfruttarle” aveva tuonato il sergente serbo in quell’occasione. Ieri una reazione molto più contenuta, nonostante la prova a tratti imbarazzante dei rossoneri, potrebbe suonare ancora più forte nello spogliatoio del Milan. Le riserve non si sono mostrate all’altezza di una squadra di per sé non eccelsa e, di coloro che ad inizio anno potevano essere designati come potenziali titolari di questo Milan, solo Luiz Adriano ha fornito feedback positivi.

Ancora nulla da parte del giapponese che può contare comunque all’attivo 13 presenze stagionali, un solo gol (segnato in fase di pre-campionato contro il Perugia in Coppa Italia) e poco altro. Forse quel poco inizia ad essere davvero troppo e al Milan qualche segnale inizia a trasparire: “Non lascerò i rossoneri, a meno che non me lo chiedano società e tifosi” ha più recentemente dichiarato Honda; e mentre Adriano Galliani reitera l’assoluta incedibilità del suo numero 10, forse più per motivi di marketing e merchandising che altro, Mihajlovic risponde colpo su colpo alle dichiarazioni del pupillo di Zaccheroni: “Qui non abbiamo nessun Messi, tutti sono utili e nessuno è indispensabile: chi vuole può andarsene”.

Da un lato sembra quindi prevalere un sentimento di natura economica che spinge la società a trattenere Honda per ricavarne un guadagno in termini di immagine nei Paesi orientali, dall’altro c’è chi però con il calciatore, l’uomo di sport vero e proprio, ci ha a che fare giorno per giorno e si aspetta evidentemente di più da chi veste una maglia gloriosa come la “10” del Milan. La pazienza sembra comunque essere agli sgoccioli, il calciomercato è vicino e l’ex CSKA Mosca sembrerebbe avere diverse richieste dall’estero, soprattutto d’Oltremanica: presto le due forze sopra descritte potrebbero entrare quindi in rotta di collisione; nel mezzo ci sono però i tifosi, coloro che vivono esclusivamente la partita ed esigono, per ragioni storiche, prestazioni e risultati all’altezza. Quando questi stentano ad arrivare si passa però al tempo dei bilanci e la 10 del Milan sarebbe stato probabilmente più saggio conservarla preziosamente in qualche cassetto ancora per un po’.

 

Christian Marziano (segui @c_marziano su Twitter)