Van Basten: “Sacchi disonesto nei rapporti. Ibrahimovic mi provocò”

Marco van Basten ricorda l’esperienza al Milan e il triste ritiro, ma anche il difficile rapporto con Arrigo Sacchi e un retroscena su Zlatan Ibrahimovic.

Marco van Basten Milan
Marco van Basten (©Getty Images)

Marco van Basten è uno dei giocatori più forti della storia del Milan, non c’è dubbio. Tuttora è amatissimo dai tifosi, che non hanno scordato le sue prodezze e ancora soffrono per il suo prematuro ritiro.

Il campione olandese avrebbe potuto fare ancora di più un una carriera già ricca di soddisfazioni, ma i problemi alle caviglie lo hanno frenato. Un vero peccato, perché non aveva neanche 30 anni quando dovette appendere gli scarpini al chiodo. Le immagini della sua conferenza stampa di addio e del suo saluto a San Siro commuovono ancora.

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Van Basten sul Milan, Sacchi e Ibrahimovic

Van Basten in un’intervista concessa a 7, inserto del Corriere della Sera, è tornato a parlare della sua esperienza al Milan e del ritiro forzato: «A Milano mi sentivo come se fossi parte della famiglia. Insieme abbiamo vissuto una vita intera. Mi avete visto nascere, come giocatore e come uomo. Mi avete visto crescere. E purtroppo avete visto la mia fine. Ero convinto che sarei durato per sempre, dicevo ai miei compagni che avrei smesso a 38 anni. All’inizio non capivo. Ero troppo concentrato sul mio stare male. Mi chiedevo perché quella sofferenza dovesse toccare proprio a me. Non ho mai avuto una risposta».

Al tre volte Pallone d’Oro viene domandato di Arrigo Sacchi, allenatore con il quale non ha avuto un rapporto facile nonostante le tante vittorie assieme: «Non c’è mai stato feeling personale tra me e lui. Non mi ha mai dato l’impressione di essere onesto nei rapporti umani. Quando non era contento di come ci allenavamo, se la prendeva con i giovani, con i più deboli, che magari invece erano in testa a tirare il gruppo»

Van Basten racconta anche un retroscena riguardante Zlatan Ibrahimovic, rientrato al Milan da qualche mese e che lui ha conosciuto in Olanda: «Tornai all’Ajax da allenatore e un ragazzo mi provocò. Sei van Basten, mi disse passandomi la palla, fammi vedere cosa sai fare. Ma io ormai non potevo più muovere la caviglia. Chi era? Sono sicuro che lo conoscete. Si chiamava Zlatan, di cognome Ibrahimovic».

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