Milan-Real Madrid 5-0, Sacchi racconta: “Lì nacque il grande Diavolo”

Milan-Real Madrid 5-0: il racconto di Arrigo Sacchi di quell’epica manita a San Siro. L’ex tecnico racconta quella storica serata che portò il Diavolo dritto in finale della Coppa dei campioni. 

Arrigo Sacchi (©Getty Images)

Milan-Real Madrid 5-0. Sono passati esattamente 31 anni da quella leggendaria manita del 19 aprile 1989 che scrisse pagine di storia rossonera. Arrigo Sacchi, tecnico di quel Diavolo fantascientifico, ha ricordato quell’impresa ai microfoni de La Gazzetta dello Sport.

Il suo Milan, contro una squadra ritenuta quasi imbattibile, partiva senza i favori dei pronostici: “Due settimane prima, al Bernabeu, ci avevano derubato. Annullato un gol validissimo di Gullit per un fuorigioco assurdo. Ricordo che non protestammo. Finì 1-1 e da lì partimmo per costruire l’impresa. I ragazzi erano fisicamente al massimo, e lo erano anche mentalmente. Avevano una rabbia dentro che non poteva che scatenarsi sul campo”.

Milan-Real Madrid 5-0, il racconto di Sacchi

Poi seguì anche il pesante infortunio di Alberico Evani, un punto di riferimento assoluto per la mediana rossonera di allora: “Alla vigilia io provavo tutte le situazioni che avremmo potuto trovare in campo. E chiedevo il massimo impegno: ritmi alti, contrasti duri. Succede che in un tackle il giovane Albertini mette fuori gioco Evani. Che fare? Optai per la cosa più illogica, Ancelotti a sinistra con il numero 11. Carletto, oltre che intelligente, era generoso e questo mi faceva stare tranquillo”.

E fu proprio lo stesso Ancelotti, con un siluro dai 30 metri che fece impazzire San Siro, a sbloccare il risultato: “Mamma mia che cannonata tirò! Ma riguardate l’azione e scoprirete un segreto del mio Milan: Ancelotti, che era l’ultimo di sinistra a centrocampo, venne a recuperare il pallone sul centrodestra, in zona offensiva, e da lì cominciò tutto. Il gruppo lavorava seguendo uno spartito, tutti si aiutavano, c’era sinergia: lo ripeto sempre che la squadra migliora il singolo e il gol di Carletto ne è la dimostrazione”.

Ci furono due i segreti dietro quell’epico successo. Innanzitutto la cultura del lavoro per quanto riguarda l’aspetto mentale. Mentre per quello tecnico: “Il pressing, senza dubbio. Squadra corta, aggressiva: se uno porta il pressing a destra, tutti quelli del reparto ruotano e danno copertura. All’inizio, quando sono arrivato al Milan, è stata dura convincere i giocatori, ma poi ci sono riuscito grazie all’aiuto della società e adesso, trentun anni dopo, siamo ancora qui a parlarne. Significa che abbiamo fatto qualcosa di grande”.

La squadra prima di tutti e tutto. Come rivela Sacchi, avrebbe fatto un’eccezione solo per un giocatore: “Maradona, logico. Una volta mi telefonò per convincermi ad andare ad allenare il Napoli. “Venga, mister. Qui ci sono io e partiamo sempre da 1-0…”. “E’ vero, Diego – gli risposi – ma quando tu non ci sei come facciamo?”. La squadra, per me, è sempre stata più importante del singolo giocatore. E i miei giocatori del Milan, grazie all’aiuto del gioco, sono diventati i migliori nei rispettivi ruoli: prima non lo erano”.

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