“Ibrahimovic, che liti all’Ajax”: l’ex dirigente racconta i retroscena

Ibrahimovic non ha un carattere semplice, si sa, ma a inizio carriera all’Ajax ha reso le cose non semplici all’allora team manager Endt.

Ibrahimovic Ajax
Zlatan Ibrahimovic (©Getty Images)

Zlatan Ibrahimovic è uno dei tanti giocatori che nella loro carriera sono passati per l’Ajax, club famoso anche per riuscire a lanciare giovani talenti. Lo svedese ha trascorso tre anni ad Amsterdam, prima di venire in Italia.

48 gol in 110 presenze totali con la maglia dei Lancieri, poi il trasferimento alla Juventus e tutte le altre avventure calcistiche dello svedese che ben conosciamo. Giocare in Olanda fu un passo importante per l’inizio della sua carriera, un’esperienza che lo ha forgiato per poi essere pronto al salto in un campionato più impegnativo come la Serie A.


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Endt parla di Ibrahimovic all’Ajax

David Endt, ex team manager dell’Ajax, in un’intervista concessa a Tuttomercatoweb.com ha ricordato come era Ibrahimovic agli inizi ad Amsterdam: «Fummo informati del suo carattere difficile e ci preparammo per gestirlo. Voleva sempre strafare, non capiva le critiche e non accettava il rimprovero di dover giocare di più per la squadra. A volte in campo era scontroso e nervoso».

La gestione di un giovane esuberante come Zlatan non fu facile per il club olandese: «Io avevo parecchi problemi con lui – ammette Endt – perché dovevo sempre indicargli cosa fare e cosa no a livello di atteggiamento e comportamento. Non lo accettava, non sopportava il mio ruolo di maestrino. Dopo quasi due anni sono riuscito a gestirlo, dandogli delle responsabilità da uomo e non considerandolo più una giovane promessa».

L’ex dirigente dell’Ajax mantiene ancora oggi un buon rapporto con Ibra e applaude quello che il centravanti svedese sta riuscendo a fare al Milan: «Sta dimostrando di essere uno dei più grandi di sempre. Merita un Pallone d’Oro nella sua opera totale nel calcio. Fin dal primo allenamento all’Ajax lui aveva una missione: diventare il più bravo di tutti. I giovani del Milan lo seguono, è un esempio».