Milan, ricordi José Mari: che fine ha fatto l’ex attaccante rossonero

Jose Mari è stato uno dei colpi di mercato più costosi del Milan a inizio millennio. Ritiratosi dal calcio giocato, l’ex attaccante ha optato per un’altra attività

José Mari
José Mari (Getty Images)

Per lui aveva garantito Arrigo Sacchi, la cui opinione al Milan conta sempre tantissimo. Allenava l’Atletico Madrid, l’ex tecnico rossonero nella stagione 1998-99 nella quale, tra le fila dei Colchoneros, si mise in evidenza un giovane attaccante ventenne, José Mari Romero Poyon soprannominato El Picador per la sua capacità di trafiggere le difese avversarie.

I 20 gol segnati con i madrileni attirano inevitabilmente le attenzioni delle grandi squadre europee. All’epoca la Serie A era il campionato più ricco del vecchio continente con i club che non lesinavano spese per assicurarsi top player e non solo. Anche su José Mari si scatena un’asta. A contenderselo la Roma e il Milan. A spuntarla sono i rossoneri che pagano all’Atletico 38 milioni di euro a fine dicembre 1999. Nei piani di Galliani, il centravanti iberico avrebbe dovuto sostituire un certo George Weah che di lì a poco sarebbe passato al Chelsea ponendo fine a cinque anni di militanza in rossonero che lo hanno reso un vero e proprio idolo dei tifosi.

José Mari al Milan, il rendimento

José Mari debutta con il Milan a Piacenza il 6 gennaio 2000, nel giorno in cui esordisce in Serie A, con gli emiliani, Alberto Gilardino futuro attaccante rossonero. Si presenta bene lo spagnolo. La domenica seguente, nello scontro al vertice contro la Roma di Totti e Montella, segna di testa il gol del definitivo 2-2 a San Siro. Le ottime premesse però non vengono confermate. Zaccheroni lo schiera raramente da titolare alla stregua di Cesare Maldini subentrato all’allenatore di Cesenatico a marzo 2001.


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Il centravanti spagnolo tornerà a segnare in campionato addirittura due anni dopo il primo gol, in un Lecce-Milan 0-1 del 5 gennaio 2002 con Ancelotti in panchina subentrato a Terim. Seguirà due settimane dopo un altro bel gol a Firenze con un’incornata di testa pareggiata da Adriano poi più nulla. L’ultima presenza in campionato in Verona-Milan 1-2 del 28 aprile 2002, partita che consegnerà, di fatto, la qualificazione ai rossoneri alla Champions League della stagione seguente. Champions, nella quale, José Mari riuscì a mettersi più in evidenza che in Serie A, segnando 5  gol nell’edizione 2000-01 (di cui due decisivi nel 3-3 con il Barcellona e nell’1-1 con il PSG) e un altro nel ritorno dei preliminari con la Dinamo Zagabria.

Alla fine saranno 75 le presenze in totale di Jose Mari al Milan dal 1999/00 al 2002 con 14 gol totali all’attivo che comprendono anche una rete nella Coppa Uefa 2001-02 (al Roda) e 3 in Coppa Italia. Un rendimento troppo altalenante. Con l’inizio del nuovo ciclo con Ancelotti, nell’estate del 2002, El Picador fu ceduto. Tornato in Spagna, indosserà le maglie di Atletico Madrid, Villarreal, Betis, Gimnastic e Xerez prima di ritirarsi nel 2013 a 34 anni.

José Mari, cosa fa adesso

A differenza di molti colleghi, José Mari si è allontanato dal mondo del calcio. Nessun proposito di carriera da allenatore o dirigente. L’ex attaccante del Milan ha preferito, infatti, dedicarsi alla … palestra ed è diventato, di fatto, un body builder professionista. La trasformazione è evidente. Chi ricorda la sua immagine con i capelli lunghi e un fisico “normale” faticherà a riconoscerlo sui social con addominali scolpiti, gambe di marmo e il corpo ricoperto da molti tatuaggi.

 

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Non lesina foto sui social l’ex Picador per mostrare ai suoi followers i grandi progressi compiuti con pesi, bilancieri e duri allenamenti. Una trasformazione radicale che ricorda molto quella di Tim Wiese, ex portiere del Werder Brema, per il quale si è parlato addirittura di un possibile approdo nel Wrestling. Chissà se ci pensa anche José. I risultati, al momento, sono evidenti. In un’intervista, l’ex attaccante ha dichiarato di pesare 100 kg, una massa che gli impedisce di correre come prima. Corse in campo che restano, dunque, un ricordo del passato e di una carriera da calciatore, alla fine, tutto sommato positiva.

 

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