Mandzukic e lo stipendio in beneficenza: i precedenti al Milan e non solo

Mario Mandzukic dona un mese di stipendio in beneficenza. Anche altri colleghi in passato lo hanno fatto soprattutto durante il lockdown del 2020

Mario Mandzukic
Mario Mandzukic (© Getty Images)

E’ stata la notizia del giorno, ripresa dai siti sportivi e non solo. Mario Mandzukic ha deciso di devolvere in beneficenza lo stipendio che avrebbe dovuto percepire per il mese di marzo. Il croato, assente da metà febbraio per un infortunio muscolare, ha rinunciato alla retribuzione per non aver disputato alcuna partita il mese scorso. La somma, stando all’accordo sottoscritto a gennaio dall’attaccante croato con il Milan, dovrebbe essere di 300mila euro, somma che sarà devoluta a Fondazione Milan per finanziare progetti a favore di giovani che si trovano in difficili condizioni socio-economiche ed educative.

Un gesto encomiabile quello di Mandzukic, il quale oltre a ricevere l’apprezzamento sui social di tifosi e non solo, è stato ringraziato anche dal presidente del Milan, Scaroni che ha elogiato l’etica e la professionalità dell’attaccante.


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Stipendio in beneficenza, quando è accaduto

In un ambito come quello del calcio ad alti livelli, la rinuncia a una parte dello stipendio è indubbiamente un gesto raro. Ricorderete tutti il dibattito scatenatosi un anno fa quando con la Serie A e i campionati di tutta Europa fermi per la pandemia, da più parti si chiedeva ai calciatori di rinunciare ai propri compensi, considerato anche il contingente momento di difficoltà economica di molti club. Alla fine, nella gran parte dei casi, si è arrivati a una dilazione delle mensilità o una riscossione posticipata delle stesse.

Eppure non sono mancati gesti significativi. Uno di questi ha avuto come protagonisti proprio i calciatori del Milan che, a marzo 2020, hanno rinunciato a un giorno di stipendio per devolvere la somma raccolta all’AREU (l’Azienda Regionale Emergenza Urgenza) della Lombardia impegnata nel fronteggiare la prima ondata della pandemia. Un comportamento, quello dei rossoneri, seguito anche dai colleghi della Roma, i quali hanno devoluto quanto raccolto (circa 200mila euro, l’equivalente di una giornata di compensi) per l’acquisto di 3 ventilatori polmonari e 8 letti per la terapia intensiva.

Successivamente sempre i giocatori della Roma hanno rinunciato a 4 mesi di mensilità per aiutare il club e garantire uno stipendio ai dipendenti in cassa integrazione, un esempio questo seguito anche dal Cagliari che non ha pagato, su richiesta dei calciatori, lo stipendio di aprile 2020 per devolverlo ai dipendenti e alla gestione finanziaria. Stessa situzione di Roma e Cagliari anche a Leeds con i calciatori di Bielsa che, a un passo dalla promozione in Premier, decisero di sostenere le maestranze del club.

Il capitano della Juventus, Giorgio Chiellini, alla stregua di altri calciatori come Juan Mata, Mats Hummels, all’allenatore del Lipsia Nagelsmann e alla star della nazionale femminile di calcio statunitense, Meghan Rapinoe, ha aderito al progetto Common Goal, al quale devolve l’1% dello stipendio annuale per finanziare progetti sportivi di inclusione per ragazzi in difficoltà.

Una sconfitta clamorosa per 0-9 subita con il Leicester ha spinto i calciatori del Southampton a farsi perdonare con un gesto nobile. Anche i calciatori dei Saints rinunciarono a un giorno di stipendio per finanziare le iniziative benefiche della Saint Foundation, l’associazione patrocinata dal club di Premier nata per aiutare giovani e adulti in difficoltà.

Encomibile anche il gesto di Damien Duff. Nel 2016, il centrocampista irlandese ex Chelsea e Newcastle è tornato a giocare in patria con lo Shamrock Rovers senza ricevere stipendio. Per volontà del giocatore tutto il compenso è stato devoluto alle attività benefiche delle associazioni benefiche realizzata da Temple Street Hospital e Heart Children Ireland