Milan, 18 anni fa la Champions con la Juve: Shevchenko racconta il Rigore

Ventotto maggio 2003, Old Trafford di Manchester. Il Milan trionfa nella finale di Champions League contro la Juventus. Decisivo il rigore di Shevchenko. L’ex attaccante rossonero ha raccontato le sensazioni provate in quel momento in “Forza Gentile”, il libro autobiografico pubblicato lo scorso aprile 

Andryi Shevchenko
Andryi Shevchenko (Getty Images)

Il 28 maggio di diciotto anni fa, il tempo scorreva lento e inesorabile per i tifosi di Milan e Juventus, in trepidante attesa delle 20.45, orario di inizio della prima e unica finale tutta italiana della storia della Champions League.
Non poteva esserci sede migliore dell’Old Trafford di Manchester per un epilogo tesissimo in cui il margine tra la gloria e la disfatta è stato labile e sottile per gli interminabili 120 minuti di gioco.

Non bastarono infatti 90 minuti per decretare il vincitore. Il gol annullato a Shevchenko, la prodezza clamorosa di Buffon su Inzaghi, la traversa di Antonio Conte, gli episodi principali di una partita bloccata, trascinatasi per un’altra mezzora con il Milan pericolosamente in dieci per l’infortunio di Roque Junior rimasto in campo per onor di firma.

Poi i rigori, una maledetta tortura ma forse anche l’epilogo più giusto per decretare il vincitore. Dida diventa il protagonista respingendo i tiri di Trezeguet, Montero e Zalayeta prima dell’arrivo sul dischetto di Shevchenko che di lì a poco consegnerà alla storia del Milan l’immagine indimenticabile di quello sguardo imperturbabile rivolto all’arbitro Merk e della corsa irrefrenabile dopo il gol a Buffon che ha riportato i rossoneri sul tetto d’Europa nove anni dopo il trionfo di Atene con il Barcellona.


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Del rigore più importante della sua carriera e della storia del Milan, Shevchenko ha parlato tante volte, l’ultima in “Forza Gentile”, il libro biografico scritto da Andryi con il giornalista di Sky, Alessandro Alciato.

Sheva si presenta sul dischetto come ultimo rigorista. Dopo il gol di Serginho, gli errori di Kaladze e Seedorf e il penalty di Nesta solo sfiorato da Buffon, tocca all’ucraino decidere le sorti della Finale. Nella lenta camminata dalla metà campo alla porta in cui lo attendeva l’appuntamento con la storia, Sheva rivela di aver ripetuto a se stesso una frase: “Andryi, qualsiasi cosa succeda, una volta che hai deciso da che parte calciare, non cambiare idea”

Poi lo sguardo rivolto più volte all’arbitro Merk:L’ho guardato, poi ho guardato Buffon, poi ancora l’arbitro e di nuovo Buffon. Per quattro volte fino a quando l’arbitro mi ha fatto un cenno. Puoi tirare Shevchenko..

Parole da brivido quelle di Sheva: “Stai calmo Andriy mi sono detto. Ho passato la lingua sul labbro inferiore. Era secco. La rincorsa, il tiro. Buffon si è mosso verso destra. Gol, 3-2. Milan campione d’Europa. Il primo abbraccio l’ho riservato a Dida, semplicemente perché è stato il primo che ho incontrato in quella folle corsa senza meta. Poi sono andato a cercare una bandiera dell’Ucraina. Paolo Maldini che alza la Coppa è un tatuaggio indelebile, un angolo prezioso di memoria, incancellabile. Quando l’ha passata a me, ho capito che era tutto vero…

Diciotto anni dopo, le emozioni sono sempre le stesse. Grazie Sheva …