Liverpool-Milan, Kakà: “I rossoneri possono farcela, giusto mix di giovani ed esperienza”

Domani sera il Milan farà il suo debutto in Champions dopo sette anni. Sfiderà il Liverpool, in una gara che ricorda i tempi d’oro rossoneri. Kakà, per la Gazzetta dello Sport, si è detto fiducioso nella squadra di Stefano Pioli 

Ricardo Kakà
Ricardo Kakà (©Getty Images)

Manca ormai soltanto un giorno per tornare ad assaporare un Milan da Champions League. Dopo sette anni, i rossoneri faranno il loro esordio nella competizione ad Anfield, contro il Liverpool di Kloop. Una sfida che sa di storia, di lacrime e gioie; una sfida che Ricardo Kakà ha vissuto più volte. La prima tra la frustrazione di aver perso tutto in pochi istanti, la seconda con il sapore della rivincita e della vittoria.

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, l’ex fantasista brasialiano ha raccontato quei momenti e si è catapultato al Milan di oggi, esprimendo tanta fiducia negli uomini di Stefano Pioli.

Questa l’intervista completa per la rosea:

Le finali del 2005 e 2007: «Quelle due finali sono il calcio. Il modo in cui perdemmo a Istanbul, la rivincita e la fame con cui ci ripresentammo. Il 2007 per me è stato l’anno perfetto, campione d’Europa da capocannoniere, Pallone d’oro e Fifa World Player. Ma tengo tutto, anche la sconfitta di due anni prima, perché mi ha insegnato tanto. A fine partita mi chiedevo “Avrò un’altra occasione? Potrò ancora vincere una Champions?”. Sapete tutti come è andata…».

Il Milan non ha mai giocato ad Anfield: «Io sì! Con le Legends, bellissima emozione. Battute a parte, sarà speciale: l’inedito di Anfield, debutto ideale per questo Milan».

Le sensazioni sulla gara: «Allora mi spiego: sarà durissima, ma ci sono tutti gli ingredienti per una grande prestazione. C’è Ibra che torna quasi quarantenne, ci sono tanti giovani talenti che potranno misurarsi con un avversario di altissimo livello. Sarà un test importante per tutti, anche per la società che avrà modo di capire su quali elementi contare nei prossimi anni».

Sulla grandezza dell’avversario: «Ho visto il 2-0 alla Lazio, il Milan ha dominato giocando un calcio aggressivo, veloce, sempre propositivo. Ci sono tante variabili da considerare, peseranno il ritorno così atteso e il fatto che Pioli non abbia mai affrontato la fase finale di Champions. Ma se il Milan sarà solido e compatto come domenica, ci divertiremo. Molto dipenderà dalla capacità di leggere i primi minuti del match: l’intensità di un top team inglese come il Liverpool è differente da quella delle italiane, ma è la bellezza della Champions. Incroci scuole diverse dalla tua, ti riadatti, interpreti».


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Cosa può avere il Milan più del Liverpool: «Anzitutto un bel mix tra giovani e giocatori di esperienza. L’ho vissuto, so quanto conti crescere accanto a Maldini, Cafu, Sheva, Inzaghi, Costacurta, gente che non pensava alla scadenza del contratto ma solo al bene del club. Oggi tocca a Ibra, Kjaer, Giroud: indicheranno la strada, la qualità in rosa non manca. E poi il Milan torna con una fame diversa: il Liverpool ha già vinto e si conferma in alto da anni, ma l’entusiasmo di chi sogna di giocare questo torneo da tanto tempo può fare la differenza».

Pioli può diventare un allenatore top: «Sì, ha tutto per entrare tra i grandi della panchina, tecnico bravissimo e ottimo gestore. Mi piace il fatto che il Milan lo abbia confermato e che non gli chieda tutto subito: per costruire serve tempo, ma Pioli ha già segnato passaggi importanti».

Sul girone di ferro: «Non vedo grande differenza nel girone, possono giocarsela alla pari con tutte e passare il turno. Poi vedremo, dagli ottavi in poi è quasi impossibile trovare avversarie facili. Di sicuro chi sopravvivrà a questo girone avrà qualcosa in più delle altre».

Milan, stesse possibilità di Juve, Inter e Atalantà: «Stesse possibilità di fare strada. L’Atalanta ormai è una certezza, l’Inter ha perso giocatori importanti ma ha ricostruito, la Juve è abituata alla Coppa».

Sono queste le squadre che lotteranno per lo scudetto?: «Penso che possa essere la volta buona per il Milan. Ha continuità, mentre le altre hanno perso qualcosa: la Juve non ha più Ronaldo, l’Inter dovrà redistribuire le risorse senza Lukaku. Romelu è il numero uno, mi ricorda il miglior Adriano: forza fisica, intelligenza, velocità. Un anno fa il Milan ha girato in testa dopo l’andata, poi l’Inter ha preso il comando e ha vinto con merito. Ma Pioli ha rinunciato a lungo a Ibra, Conte Lukaku lo aveva sempre. Oggi Ibra è ancora lì e si è aggiunto Giroud, penso e spero che si possa arrivare davanti alla fine».

Ibra decisivo anche in Champions: «In campo pesa, lo abbiamo visto con la Lazio. Gol facile ma lui era lì. Peserà anche ad Anfield, per i compagni e per i difensori del Liverpool: con uno come lui non puoi distrarti, anche se ti chiami Van Dijk».

Giroud acquisto azzeccato: «Altra figura che pesa, come Ibra. Ha scelto di venire in Italia alla sua età, nonostante una carriera già ricca di successi: è il segnale di chi inciderà ancora».

Su Brahim Diaz: «Mi piace molto, è già maturato parecchio e potrà fare ancora strada. Sono curioso di vedere come si approccerà al Liverpool: gol e assist contano, ma la personalità di più».

Se conosce Messias: «No, ma mi fido di Paolo (Maldini, ndr). E poi ho sentito parlare della sua bellissima storia, mi affascina molto. Sono felice che al Milan ci sia di nuovo un brasiliano, è una tradizione da portare avanti. Insieme abbiamo vinto qualcosa, no?».

Sull’addio di Donnarumma: «Ha fatto una scelta personale e non entro nel merito, ma credo sia una questione professionale: non puoi andare via dal Milan solo perché guadagnerai di più altrove. È uno dei migliori portieri al mondo, ha appena vinto l’Europeo e ora punta alla Champions col Psg. Al Milan però ci sono Calabria e Tonali, in futuro potranno essere quello che sono stati per me Maldini, Costacurta, Gattuso e gli altri italiani».

L’ultimo gol in Champions del Milan lo ha segnato lui, domani chi andrà in gol? «Dico Ibrahimovic. Non ha età, proprio come il Milan in Champions League».