Raiola su Donnarumma: “Fischi vergognosi. Il Milan non ha saputo trattenerlo”

L’agente Mino Raiola è intervenuto sul caos generato dai fischi di San Siro a Gigio Donnarumma, suo assistito.

Mino Raiola
Mino Raiola (© Getty Images)

Letteralmente furioso e stizzito. Questo lo stato d’animo di Mino Raiola riguarda l’argomento più battuto degli ultimi giorni nel nostro calcio: i fischi a Gianluigi Donnarumma da parte del pubblico di San Siro, durante il match tra Italia e Spagna.

Raiola è l’agente di Donnarumma e dunque si è sentito chiamato in causa da questo episodio, che ha letteralmente diviso l’opinione pubblica. In molti tra l’altro additano il noto agente come colpevole dell’addio di Gigio al Milan, viste le sue esose richieste contrattuali.

Interpellato dal Corriere dello Sport, Raiola ovviamente ha preso le distanze dai fischi: È vergognoso che una parte della tifoseria se la sia presa con un ragazzo che non ha fatto niente di male, la cui colpa sarebbe semplicemente quella di aver esercitato il diritto di libera scelta”.


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Nonostante il risentimento giustificato dei tifosi milanisti per l’addio a costo zero di Donnarumma, Raiola conferma la propria linea di pensiero: “È un’aggravante. Nel senso che non ci sarebbero nemmeno i presupposti per colpirlo ancora, no? Gigio è un ragazzo che ha sempre dato tutto sia alla Nazionale, contribuendo alla vittoria dell’Europeo, dove è stato eletto miglior calciatore del torneo, sia al Milan dove è rimasto fedele nei momenti più bui e difficili della società, mettendoci cuore, impegno e professionalità fino all’ultimo giorno, e contribuendo a riportare la squadra in Champions”.

Non mancano le responsabilità del Milan: “Trovo altrettanto strano e molto deludente che il Milan, che conosce la verità, non abbia preso le distanze da questo inaccettabile e ingiusto comportamento. Lasciami dire che è un episodio che non ci ha fatto fare una bella figura davanti al mondo. La verità è che il Milan non ha saputo o potuto tenerlo, non fa molta differenza… Prova a chiedere a chiunque, se padre, cosa avrebbe consigliato al proprio figlio: restare al Milan o andare al Paris Saint Germain?”.