Stefano Borghi: “Sbalorditiva l’intensità del Milan. L’obiettivo è puntare al vertice”

Stefano Borghi, in esclusiva a Milanlive, è intervenuto su diversi temi riguardanti questi primi due mesi di stagione. “Tonali ha dato dimostrazione di grande temperamento. Il Milan deve puntare veramente allo scudetto per crescere”.

Tanti complimenti al Milan, durante questa sosta, per l’eccellente avvio di campionato. Nelle prime 7 giornate, in cui i rossoneri hanno conquistato 19 punti sui 21 disponibili, sono emerse sia individualità importanti che la forza di un gruppo unito.

Stefano Borghi
Stefano Borghi

Compattezza, intensità, grande crescita dei singoli e di tutta la squadra. Secondo Stefano Borghi, intervenuto in esclusiva a Milanlive, l’obiettivo per crescere ulteriormente deve essere quello di puntare in alto. “ Adesso il passo in avanti è stabilizzarsi, l’obiettivo è quello di lottare veramente per lo scudetto”.

Nemmeno gli zero punti conquistati in Champions, nelle prime due uscite contro Liverpool e Atletico Madrid, devono scoraggiare gli uomini di Pioli, che in un girone al limite del proibitivo hanno dimostrato di potersela giocare con le grandi d’Europa. “La cosa più importante è che il Milan ha dato una dimostrazione e si è preso una dimostrazione, questo ancora più importante, di essere una squadra di quel livello, che non viene spazzata via dai colossi”.


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Durante la sosta per le nazionali sono stati molti i giovani rossoneri convocati in nazionale maggiore per la prima volta. Da Leao a Tomori, passando per la chiamata di Mancini a Tonali (poi rimasto con Nicolato), fino a Saelemaekers. “Una cosa che si percepisce chiaramente vedendo il Milan è che è squadra. Sono cresciuti tutti individualmente, sono giocatori giovani, ma è una squadra che è cresciuta tantissimo anche come collettivo”, ha commentato Stefano Borghi.

Leao e Tonali, entrambi a segno nell’ultima uscita di campionato contro l’Atalanta commentata da Borghi, sono i giovani trascinatori di questo Milan. “Leao ha un talento impressionante, una velocità decisiva, salta l’uomo e sta aumentando anche le varianti del suo gioco. Per quanto riguarda Tonali ho visto una reazioni in questi primi due mesi di grande portata, mentale e tecnica”.

Siamo alla seconda sosta per le Nazionali, non un vero e proprio giro di boa, la stagione è lunghissima, ma è un primo intervallo. A che punto è il Milan? 

Non siamo ancora al giro di boa, ma queste prime 7 giornate si è definita la prima vera griglia di partenza. Ci sono stati anche degli scontri diretti e quindi possiamo capire il vero valore delle squadre. In questo inizio, dopo Lazio, Juve e Atalanta, i messaggi sono stati piuttosto forti. Una squadra cresciuta nelle individualità, nel suo collettivo. Tatticamente molto evoluta, specialmente con la Lazio e con l’Atalanta, il Milan ha fatto due gare anche sul piano tattico di livello alto. Con la Lazio dominando la partita, e con l’Atalanta – basti pensare al gol dopo 30 secondi – si è visto il lavoro. Vedo una squadra molto unita, che ha ancora da esplorare la completezza delle proprie risorse. Una squadra fisicamente molto forte che continua ad alzare l’asticella.

In questi giorni sono arrivati tantissimi complimenti al Milan, a Pioli, ai calciatori. Ma dove questa squadra è migliorabile per arrivare al livello successivo?

 Non bisogna avere troppa fretta. Il Milan viene da un lungo percorso, ci sono degli step da fare. Io credo che lo step da fare in questa stagione sia quello di puntare veramente al vertice, e per farlo il Milan deve avere continuità e stabilizzarsi su questi livelli. Che sono i livelli che ha raggiunto, grazie a un grandissimo lavoro da parte di tutte le componenti. Adesso il passo in avanti è stabilizzarsi, l’obiettivo è quello di lottare veramente per lo scudetto.

Torniamo su Atalanta-Milan che lei ha commentato, io non ricordo una squadra che sia andata a dominare così negli ultimi anni a Bergamo. Cosa l’ha colpita di più in questa vittoria?

Affrontare l’Atalanta, accettare il suo livello di intensità e addirittura superarla è una cosa che si è vista poche volte. Sono tante le cose che mi hanno colpito, perché è stata una partita in cui non si ha avuto mai la sensazione che il Milan potesse non vincerla. E’ andato in vantaggio dopo 30 secondi, alla fine c’è stato l’accenno di rimonta, ma vivendo la partita io non avevo la sensazione che il Milan potesse non vincerla. Ma la cosa che mi ha colpito di più di tutte, oltre alle prestazioni individuali, alla bellezza di certe giocate, è stata l’intensità. Una cosa che mi aveva sbalordito già contro la Lazio. L’intensità del Milan non me l’aspettavo per un motivo molto semplice, questa era la settima partita in 3 settimane, dopo aver affrontato la Lazio, la Juve, il Liverpool, l’Atletico Madrid. Non pensavo che il Milan potesse fare 90 minuti a quei livelli di intensità e vederla dal vivo, percepirla a due passi è stato il motivo per il quale io dico – è molto presto e possono cambiare molte cose – questi sono riscontri che valgono. Sono caratteristiche acquisite, quelle di giocare bene, essere tatticamente molto astuti e avere questo livello di intensità.

I piccoli sono cresciuti: Tonali chiamato da Mancini,  Leao esordisce col Portogallo, Theo Hernandez, Tomori, Saelemakers, tutti in in nazionale maggiore. Il lavoro di Ibra è compiuto?

Io credo che il lavoro fatto sia stato enorme. Nel momento in cui il Milan si affida a Ibra – dopo il 5 a 0 a Bergamo – serviva l’Ibrahimovic leader, l’Ibrahimovic giocatore, a 360. Lui ha fatto tantissimo, ha rianimato l’ambiente, trascinato i giovani dando consapevolezza ma fissando anche obiettivi e sfidandoli nel quotidiano. Ha dato una buona mano all’allenatore, l’incidenza di Pioli in ogni caso è enorme, anche se forse non c’è la percezioni di quanto sia grande il lavoro fatto dal mister. Il lavoro di Ibra non è compiuto, adesso ci si può far trascinare dal fatto che il Milan sia forte a prescindere, ma a me sembra che Ibra in questo campionato abbia giocato mezz’ora e abbia fatto un gol, avendo la palla anche per segnarne un altro (ride n.d.r.). Dopo l’Atalanta ho fatto una battuta a Pioli, gli ho chiesto se adesso che rientrano Ibra e Giroud dovranno conquistarsi il posto. Mi ha risposto: “Benedetti questi rientri”.

Lo scorso anno quando mancava Ibra c’era grande apprensione.

E’ vero, ma adesso no, perché sono cresciuti tutti individualmente. Sono giocatori giovani, Tonali, Tomori, Brahim, la squadra è giovane, però è cresciuta tantissimo come singoli e come collettivo. Una cosa che si percepisce chiaramente vedendo il Milan è che è squadra.

Tutti hanno parlato dell’aspetto mentale di Tonali, che ha cambiato marcia e in questo inizio di stagione si è preso tante copertine. La svolta è più tattica o mentale?

Un insieme delle due cose. C’è sicuramente una componente mentale, Tonali ha dato una grossa dimostrazione dal piano del temperamento. Perché, invece di deprimersi e sciogliersi nella difficoltà del suo primo anno, ha voluto fortemente rilanciarsi e questo parla della mentalità di uno che ha la testa dura. Poi c’è il discorso di inevitabile crescita, stiamo parlando di un 2000 e ci sta che abbia avuto bisogno di tempo per svilupparsi e per crescere. C’è anche un terzo aspetto, che è quello del campo e di come sta in campo. Io ho sempre pensato che Tonali abbia fatto una buona stagione in Serie B, ma la prima stagione in Serie A era stata sorprendente, perché ha fatto veramente bene guadagnandosi attenzioni importanti. Lui ha fatto la prima stagione in A nel Brescia in una squadra che è retrocessa, giocando in un centrocampo a 3, dove quando Tonali aveva la palla spesso si ritrovava ad essere il giocatore principale con tanto campo davanti, contro squadre tendenzialmente aperte – perché il Brescia trovava avversari che lo attaccavano. Quindi il Tonali che si è messo in mostra per le sue scorribande, per le sue percussioni, per il suo gioco. Quando arrivi al Milan, innanzitutto arrivi su un altro pianeta. Secondo, giochi in mezzo al campo e quando hai la palla, non solo ti trovi di fronte un avversario più chiuso, ma ti ritrovi di fronte 5 compagni di status superiore al tuo a cui devi dare velocemente la palla. Questo cambia nell’interpretazioni di quello che devi fare, quindi ci vuole un po’ di adattamento. Ci ha messo un anno lui, se ci mettessero tutti così poco a venir fuori in questo modo saremmo pieni di campioni. Ho visto una reazioni in questi primi due mesi di grande portata. Adesso è da valutare su tutta la stagione.

Leao, bello e finalmente decisivo. Quali sono i suoi margini di crescita?

Ne ha ancora parecchi. Leao l’ho visto giocare nel Lille e nelle giovanili portoghesi e sono rimasto folgorato, per me stiamo parlando di uno che ha un potenziale altissimo. Ha rischiato già di sprecarne parecchio, perché è vero che bisogna dare tempo ai giovani ma quando gli dai spazio e i riscontri sono problematici allora il grande calcio ti aspetta poco. E lui ha rischiato però credo che la fiducia che ha avuto sia dalla società che dall’allenatore, e il traino che gli ha dato la crescita dei compagni e della squadra, abbia permesso anche a lui di fare un click mentale. Ci sono ancora dei momenti della partita in cui si estranea e penso che possa essere una sua caratteristica comunque. Mi risulta difficile pensare a un Leao focalizzato 90 minuti dentro la partita e sono un po’ anche le caratteristiche di un giocatore. Ma è uno che a calcio sa giocare veramente bene, ha un talento impressionante, una velocità decisiva, salta l’uomo e sta aumentando anche le varianti del suo gioco. Ti punta e ti può dribblare sia andando verso la porta che verso l’esterno, è migliorato anche nella giocata pura. La palla che da a Rebic a Liverpool è un assist da numero 10, che non aveva Leao prima. Io credo che se Leao sfrutta al 100% i suoi margini di crescita diventa un giocatore veramente molto importante.

Quanto è importante il lavoro di Pioli, anche dal punto di vista tattico?

Importantissimo. A volte è un lavoro che non viene tanto compreso in generale. Ma ti cito due partite che ho commentato io quest’anno. Milan-Lazio e Atalanta-Milan, sono solo due delle partite capolavoro della sua gestione, però le ho commentate e viste dal vivo, sotto i miei occhi. Con la Lazio è andato ad annullare Luis Alberto e Savic, con delle marcature quasi a uomo e si prese la partita cancellando la Lazio dal campo.  Con l’Atalanta questo lavoro degli esterni di difesa, l’operato di Brahim Diaz, sul piano tattico anche lui è cresciuto con questa squadra. Il suo marchio è un marchio di fabbrica di primaria importanza. I meriti di Pioli su questa riemersione del Milan sono tantissimi. 

Crede che Donnarumma sia stato fischiato, più che per il tradimento e per il modo in cui abbia lasciato, per quello che rappresentano squadre come il PSG?

Il tifoso del Milan fischia Donnarumma perché si è sentito tradito. Se Donnarumma fosse andato al River Plate lo avrebbe fischiato lo stesso. Nella situazione specifica penso che sia così. In questa situazione io, se mi metto nella testa tifoso, comprendo la sua grande amarezza per come è andata la cosa. Se mi metto nella testa del professionista posso avere un altro pensiero, però dal punto di vista del tifoso che si è sentito tradito, abbandonato, io capisco che possa nascere questo tipo di sentimento e anche una manifestazione di dissenso. Perché se si rimane nell’ambito dei fischi e non si trascende, penso sia assolutamente nella libertà di espressione.  E’ un peccato, io sono convinto e lo spero per il calcio italiano, che Donnarumma sarà il miglior portiere del mondo per tanti anni. Detto questo mi pare che anche in questo ambito la società del Milan abbia saputo trasformare un possibile grosso problema in una soluzione brillantissima, perché con Maignan il Milan ha preso un portiere molto forte e che mi sembra che lo abbia dimostrato già.

Quante possibilità ha il Milan di passare il girone di Champions?

Purtroppo le possibilità non sono molte, perché zero punti in un girone del genere lasciano poche chance. Detto che nel calcio non c’è mai niente di scritto a priori, finché non interviene l’aritmetica tutto è possibile. Detto anche che non è che si vedessero così tante chance già all’inizio, perché il girone non è stato di sicuro morbido. La cosa più importante è che il Milan ha dato una dimostrazione e si è preso una dimostrazione, questo ancora più importante, di essere una squadra di quel livello, che non viene spazzata via dai colossi. Questo è molto importante per il percorso di crescita. Se prima ci voleva un’impresa adesso ci vuole una doppia impresa, ma dovesse arrivare anche un terzo posto non sarebbe una prospettiva così misera. Faccio fatica in ogni caso a proiettarmi così in avanti, questa stagione vivrà di grandi scossoni ogni settimana.