Giroud: “Voglio vincere col Milan, Ibrahimovic un esempio”

Le dichiarazioni di Olivier Giroud durante il podcast ‘Football Ramble”. L’attaccante rossonero ha parlato in generale della sua carriera calcistica 

L’attaccante del Milan, Olivier Giroud è stato intervistato durante il podcast “Football Ramble”, un media londinese specializzata in calcio. Tanti i temi toccati dal bomber francese, tutti riguardanti la sua carriera calcistica. Di seguito le parole di Giroud per il noto podcast:

Olivier Giroud
Olivier Giroud (©Getty Images)

Sul gol ‘scorpione’ al Crystal Palace: “Segnare quel gol di scorpione è stato un momento indimenticabile per me e non lo dimenticherò mai. Mi ricorda bellissimi momenti vissuti all’Emirates Stadium. Per essere totalmente onesti, ero sorpreso da me stesso. Avevo già provato a colpirla così in allenamento e non pensavo potessi replicare il gesto”.

Sulla scelta di raccontare la sua carriera prima del ritiro: “Attraverso il biografo Rouche sono stato in grado di raccontare la mia storia. Di solito i giocatori scrivono un libro quando la loro carriera finisce e ho chiesto alla mia famiglia e ai miei agenti se fosse il momento giusto di parlare della mia infanzia e della mia vita. Mi sono divertito molto anche se mi ha preso molto tempo. Quando sei ancora un calciatore e giochi per un club e per la nazionale è difficile gestire ogni singola parola che esce dalla tua bocca perchè vieni giudicato per qualsiasi cosa. Quando ti ritiri invece puoi parlare molto francamente della tua carriera ed è quello che ho cercato di fare in questo libro”.


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Sulla sua carriera sin qui e la vittoria del mondiale: “Penso che la storia della mia vita racconti che ho sempre combattuto per raggiungere certi obiettivi e certi livelli. Sin da piccolo ho sempre spinto per crescere, amo la competizione e non la comfort zone. Ho sempre creduto in me e ho sempre cercato di superare i momenti critici e di dimostrare che le persone si sbagliavano. Alzare la coppa del mondo è stato il più grande traguardo della mia carriera, mi viene la pelle d’oca anche solo a parlarne. Mi ricordo quando i miei amici mi dicevano che da piccolo dicevo che sarei diventato un campione del mondo. E’ il sogno di ogni bambino e il mio è diventato realtà”.

I suoi rimpianti: “I miei più grandi rimpianti, sin qui, sono la sconfitta agli Europei del 2016 e il non aver vinto una Premier League con l’Arsenal e il Chelsea. Ora però bisogna pensare ai futuri obiettivi e ho grandi speranze di vincere un altro titolo con il mio Milan”.

Sulla distanza dalla famiglia: “Vivendo all’estero per il calcio, uno dei sacrifici che noi calciatori dobbiamo fare è quello di non essere mai vicini alla nostra famiglia. Non ero presente quando i miei nonni sono venuti a mancare ma c’ero per la nascita dei miei figli”.

Sul fatto di giocare fino ad età avanzata e gli esempi Lewandowski e Ibrahimovic: “Lewandowski ha 32 anni ed è ancora giovane ma Zlatan è un grande esempio per i giovani professionisti. Tutto ciò che fai per restare in forma è importante e se il tuo corpo ti permette di giocare fino a 40 anni, bisogna mantenere la propria mentalità concentrata. Se il corpo non regge, allora smetti ma se sei in una buona forma, come mi sento io ora, allora la differenza la testa la fa quanto vuoi andare avanti e migliorare. La determinazione che hai in partita e la fame di vincere titoli, è una questione di attitudine e mentalità e penso che Zlatan in questo sia il migliore. Sapete quanto lui creda in sé stesso e quanto voglia raggiungere sempre grandi traguardi. Non so se potrò giocare fino a 40 anni ma voglio fare ancora 2-3 anni al top”.

Sulla nazionale e la mancata convocazione di Deschamps: “Sarei un bugiardo se dicessi che non mi manca lo spogliatoio, i compagni e i tifosi della mia nazione. Vincere con la propria nazionale è la sensazione migliore per un calciatore. Ero un pò frustrato nel vederli vincere da casa ma poi sono stato contentissimo nel vederli trionfare dopo il difficile europeo”.

Sulla sue intenzioni dopo il ritiro: “E’ presto per parlarne ma credo resterò nel mondo calcio. E’ da tanti anni che ne faccio parte e penso di aver guadagnato credito e posso aiutare con l’esperienza che ho raccolto. Penso a figure come il direttore sportivo, nello sviluppo dei settori giovanili o riguardo le politiche del club. L’allenatore è un ruolo che non fa per me e poi mia moglie mi ammazzerebbe (ride, n.d.r). C’è troppo stress in quel ruolo, ma ho grande rispetto per chi lo fa. Un ruolo che sarebbe bellissimo fare è l’allenatore degli attaccanti”.