Milan-Genoa, non solo Sheva: il ritorno di Tassotti, una vita in rossonero

C’è ancora l’incognita sulla presenza o meno questa sera a San Siro di Andriy Shevchenko, il grande ex è ancora alle prese col Covid

Antonello Venditti cantava: “Certi amori non finiscono mai, fanno giri immensi e poi ritornano”. Un sentimento di amore grandissimo quello che hanno lasciato i due allenatori in questo momento del Genoa, Andriy Shevchenko e Mauro Tassotti, a San Siro sponda rossonera.

Tassotti a San Siro
Tassotti a San Siro (©LaPresse)

Il primo è stato il bomber d’eccellenza dell’inizio del nuovo millennio in casa Milan, con cui ha vinto anche una Champions League, il secondo assoluto protagonista rossonero sia come calciatore che come allenatore. Insieme hanno contribuito a scrivere pezzi importanti della storia del diavolo e per questo non verranno mai dimenticati dalla tifoseria milanista.

E’ ancora in dubbio la presenza di Andriy Shevchenko questa sera. L’ucraino sta lottando nuovamente col Coronavirus: era già stato positivo, ma è tornato ad esserlo in maniera debole qualche giorno fa. Ci sarà invece sicuramente Mauro Tassotti, che molto probabilmente verrà ricordato con qualche coro in suo onore. Potrebbe però essere l’ultima partita di Shevchenko e Tassotti rispettivamente come allenatore e come vice del Genoa, a causa degli scarsi risultati della squadra dal loro approdo. La dirigenza rossoblu avrebbe già in mente il nome del sostituto e la decisione sarebbe già stata presa.


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Nel corso degli ultimi giorni, spesso abbiamo parlato del ritorno al Meazza di Andriy Shevchenko (ripetiamo, ancora in dubbio causa Covid) e poco ci siamo focalizzati invece sul ritorno di Mauro Tassotti. Ed è giusto, a poche ore dal fischio d’inizio del match, parlare anche di lui che tanti bei ricordi ha lasciato nell’ambiente rossonero.

Un’avventura cominciata quel lontano 1 luglio del 1980 in Serie B, poi quell’intervento pericoloso su Oriali nel derby della stagione successiva che ha ostacolato la sua prima parte di carriera con la maglia del Milan. Con l’arrivo di Sacchi diventa un titolare fisso, a tal punto di disputare la finale di Champions League contro il Barcellona nel 1994 da capitano, a causa della assenza per squalifica di Franco Baresi. Un giorno che Mauro ed i milanisti non scorderanno mai, vista la netta vittoria per 4 reti a 0. In tutto ha collezionato più di 400 presenze con la maglia del Milan.

Ed è proprio in rossonero che comincia anche la seconda parte della sua carriera, quella da allenatore. E’ il mister della formazione Primavera dal 1997 al 2001, quando subentra a Zaccheroni in prima squadra al fianco di Cesare Maldini. Con Ancelotti, successivamente, vince due Champions League, due Supercoppe europee, un Mondiale per club, un campionato, una Coppa Italia e una Supercoppa italiana. Rescinde il suo contratto nel 2016, dopo aver passato ben 36 anni con lo stemma del Milan cucito sul petto. La motivazione? Seguire Shevchenko e diventare il suo vice-allenatore.

Insomma, una carriera ricca di soddisfazioni assieme al suo Milan, che è diventato parte di Tassotti. Per questo anche per lui quella di stasera non sarà una gara come le altre, ancor di più se sarà incaricato di svolgere il ruolo di primo allenatore in caso di assenza del suo amico Sheva. La speranza dei tifosi rossoneri è comunque quella di vedere e salutare entrambi, questa sera, in quella che si prospetta una notte molto speciale a San Siro. Chiudiamo così, con una frase storica di Mauro: “Sono arrivato a Milano ed ero brutto, cattivo e scarso: brutto sono rimasto,
ma il Milan mi ha cambiato come uomo e come calciatore”.