Il Milan e la cessione di Locatelli: perché fu la scelta giusta

Tante critiche in queste ore per la cessione di Locatelli. Perché, invece, secondo noi, il Milan fece la scelta giusta per tutti

Locatelli
Locatelli (©Getty Images)

Non si fa altro che parlare di Manuel Locatelli. La doppietta in Italia-Svizzera è come uno spartiacque: da adesso possiamo considerarlo un calciatore affermato. In realtà ha dimostrato di essere ad un ottimo livello durante tutto l’anno, al Sassuolo. Grazie al supporto e al lavoro tattico e mentale di Roberto De Zerbi, ha ampliato le conoscenze e ha acquisito sicurezze, quelle che erano venute un po’ a mancare durante l’ultimo periodo al Milan. A proposito di Milan: inevitabili nelle ultime ore i tweet e i post di tifosi che adesso rimpiangono quella cessione nell’estate del 2018, quando la società rossonera, appena passata nelle mani di Elliott e con Leonardo e Maldini in dirigenza, decise di non puntarci più. Visto il Locatelli di oggi, anche le cifre di quell’operazione sembrano un rimpianto.

Locatelli passò dal Milan al Sassuolo per una cifra totale di 12 milioni di euro: 2 milioni subito per il prestito, poi 10 milioni per l’obbligo di riscatto, esercitato l’anno successivo. Al momento, dopo un percorso di crescita importante durato due anni, ha una valutazione superiore ai 30 milioni, e non è da escludere un incremento con le prestazioni offerte nelle Nazionale di Mancini a Euro 2020. Per il suo futuro si parla tantissimo di Juventus, ma anche di top club d’Europa. “Per me può giocare in qualsiasi squadra“, disse non troppo tempo fa Adani nel corso di una trasmissione a Sky Sport. In effetti, questo Locatelli, così sicuro di sé, con una qualità maggiore e una fisicità ben sviluppata, può davvero fare le fortune di qualsiasi squadra. Dunque, per il Milan è davvero un rimpianto? Troppo facile oggi dire sì, ma secondo noi quella cessione fu la scelta giusta. Per tutti.


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Primo anno da sogno

Quella del 2017 fu l’estate del “Passiamo alle cose formali“. Fassone e Mirabelli, arrivati da qualche settimana con il cambio di proprietà da Berlusconi a Yonghong Lì, regalarono ai tifoi del Milan colpi su colpi, e con tantissimi soldi investiti. Fra gli acquisti anche Lucas Biglia dalla Lazio, per 18 milioni: Vincenzo Montella, l’allora allenatore, avrebbe affidato a lui le chiavi del centrocampo, con Bonucci poco dietro e Nikola Kalinic in attacco. In quella rosa, però, c’era ancora Riccardo Montolivo per quel ruolo e poi le mezzali Bonaventura, Calhanoglu e Kessie. E poi c’era lui, Locatelli, appena reduce dalla sua prima stagione da protagonista: a soli 19 anni, giocò 28 partite e mise a segno anche due gol, tra l’altro indimenticabili. Il primo, guarda caso, proprio al Sassuolo, bellissimo; il secondo ancor più bello e più pesante, alla Juventus. Insomma, un anno promettente: così giovane, era impensabile l’idea di cederlo (anche se Mirabelli qualche tentazione l’ha avuta).

Locatelli
Locatelli (©Getty Images)

Un ambiente difficile

L’anno successivo emergono le prime difficoltà: tante presenze (33, ma stavola anche con l’Europa League) e poche volte da titolare. Soprattutto, le prestazioni offerte non erano nemmeno vicine a quelle della stagione precedente. I numeri parlano chiaro (nessun gol, un assist) ma lui aveva solo 20 anni e quello fu un anno difficilissimo e pieno di tensioni. Un ambiente, insomma, lontanissimo da quello ideale per un ragazzo con delle qualità ma con il forte bisogno di sentirsi importante, di crescere con tranquillità. Ecco perché, a malincuore (e per fare cassa), il Milan, di comune accordo fra dirigenza e allenatore (Gattuso), decise di cederlo al Sassuolo. Una situazione che ha ricordato tanto quella di pochi anni prima: era il 2014 e Galliani, nelle ultime ore di mercato, cedette l’allora giovanissimo e promettentissimo Bryan Cristante al Benfica per raccogliere i soldi che servivano per l’acquisto di Bonaventura.


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Il giusto addio

E allora, per concludere: è stata giusta la scelta del Milan di cederlo? Sì, era proprio il momento giusto. Locatelli aveva bisogno di giocare con continuità, di essere al centro di un progetto tecnico. E, soprattutto, di una piazza che potesse dargli la possibilità di sbagliare, di crescere e di migliorare. Il Milan, che ha trascorso anni davvero difficili a livello ambientale prima di questa stagione (conclusa con il ritorno in Champions), non poteva dargli queste possibilità. Così, per il bene del ragazzo e anche per questioni interne, ha deciso così. Una cessione dolorosa perché Locatelli è uno dei figli del Milan: è arrivato quando aveva solo 8 anni, con la nostra maglia ha debuttato in Serie A e si è tolto le prime soddisfazioni. Mandar via giocatori così non è mai facile: è successo con lui, è successo con Cutrone l’anno dopo, succederà anche con Donnarumma (nonostante tutto).